Servono i fondi per lo straordinario sito carico di enorme valore storico, simbolico e artistico

di Ilaria Riccelli

Esistono ancestrali ragioni di sangue che legano un popolo ai sui culti e alle sue radici più profonde. Napoli conosce connessioni viscerali tra il popolo e il suo Santo patrono che si perpetuano da secoli con la forza di rituali rimasti immobili ma sempre vivi. Il patrono rappresenta l’anima segreta e conosciuta della città racchiusa nel suo tesoro inestimabile, che sta nella Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, all’interno del Duomo di Napoli. Una commistione di sacro e profano, un rituale religioso che però è patrimonio della città e dei cittadini, come lo spazio in cui sono custodite le reliquie del santo e l’organo laico che da sempre lo governa, la deputazione.

ad

In questa appropriazione terrena del divino, non si è mai pensato di far pagare un biglietto di ingresso per i visitatori che volessero accedere alla cappella, che fu fatta costruire proprio dal popolo napoletano con tanto di contratto firmato dinanzi ai notai, come voto al santo ed in suo onore per chiedergli l’intercessione per la fine della peste nel 1527.

Sa com’è – racconta uno dei deputati – i nobili non sono più quelli di una volta abbiamo bisogno di aiuto pure noi”. Il Comune ha mezzo milione di debito con la Deputazione, e servono i fondi per manutenere questo straordinario sito carico di enorme valore storico simbolico e artistico, in cui si trova l’ampolla che contiene il sangue del Santo, il Busto e il tesoro con tutti i preziosissimi monili d’oro argento e bronzo.

Per il momento sono solo i turisti – i non campani – a pagare il biglietto di ingresso nella Cappella. “E’necessario adottare delle misure per far fronte agli impegni –anticipava circa 17 giorni fa uno dei dodici membri della deputazione al Mattino – presto faremo pagare un ticket di ingresso alla Cappella di San Gennaro”. Il punto è che dal 2013 l’amministrazione del Comune di Napoli ha smesso di erogare il contributo alla Deputazione da 65.000 euro ad appena 50.000 soltanto per un paio di anni. Il debito accumulato dall’Ente sfiora il mezzo milione.