Una piazza di spaccio a Secondigliano in piena attività

di Giancarlo Tommasone

E’ duro il confronto tra Carlo Lo Russo e Luigi Cutarelli sul ricavato misero delle piazze di spaccio al don Guanella. Il problema si crea nel momento in cui i gestori dei punti vendita non riescono a portare in seno all’organizzazione i soldi per i carcerati del clan. Nel caso specifico i detenuti a cui badare con le mesate, sono Lellé (Davide Lo Russo, figlio di Carlo) e Gigiotto (Luigi Russo). L’intercettazione ambientale è dell’aprile del 2016. Il boss poi divenuto collaboratore di giustizia, chiede conto a Cutarelli del corso negativo che stanno attraversando gli affari e sottolinea il fatto che i carcerati vengano per primi, perché si stanno facendo il carcere per la famiglia. Cutarelli concorda con il boss ma ribatte dicendo: «Almeno una mille lire me la dovrei abbuscare (ossia guadagnare).., io mi devo andare a fare venti o trenta anni di carcere, zio. Qualcosa di soldi me la devo abbuscare. Se (poi) devo rischiare… per senza niente».

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L'arresto del boss Carlo Lo Russo
L’arresto del boss Carlo Lo Russo

Cutarelli sottolinea che per un rischio di 40mila euro di investimento (da restituire a fine mese) per l’acquisto di una partita di droga, fra le uscite per mantenere gli spacciatori e i soldi da dare al clan, il suo guadagno è di appena 1.500 euro al mese. «’O zì… ‘o zì – afferma Cutarelli rivolgendosi a Carlo Lo Russo – voi… personalmente, voi dovete guadagnare 5.000 euro al giorno, ma noi ci dobbiamo guadagnare una 1000 lire al mese. Invece negli ultimi quattro mesi 1.500 euro ciascuno ‘o zì abbiamo guadagnato io e questo (il riferimento è ad Antonio Buono, presente alla discussione e con cui spartisce i proventi della gestione delle piazze), 1.500 euro ciascuno per un rischio di 40mila euro, ‘o zì, non si può mai sapere… ma quando mai o’ zì …quello dico…non ci vale la pena… perché tutto a posto, i carcerati… ma io con 1.500 euro non posso rischiare 40mila euro o posso portare a voi un problema».

Salvatore Lo Russo, boss pentito del clan di Miano

E’ evidente che 1.500 euro al mese rappresentano una paga ordinaria, da impiegato, ben sotto le aspettative di chiunque scelga la carriera nella camorra per fare la bella vita. In fin dei conti un gestore di piazze guadagna poco di più di un semplice pusher, il cui stipendio mensile si aggira sugli 800 euro. Un problema e il boss appare essere ben oltre la soglia della crisi di nervi. Lo Russo a un certo punto afferma che stando così le cose, visto che Ciro (per gli inquirenti si riferisce a Ciro Perfetto) ha gestito la piazza per un mese e poi l’ha mollata, visto che la stessa cosa sta succedendo per Cutarelli, l’unica soluzione è quella di andarsene a casa tutti quanti.

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