Come su un palcoscenico durante la rappresentazione di un’opera, ascoltando Pergolesi e Scarlatti, camminare attraverso la raffinatezza estetica e l’affermazione del potere. ‘Napoli Napoli di lava, porcellana e musica’ non e’ una mostra, ma una coinvolgente scenografia, firmata da Hubert le Gall, nella quale capolavori delle cosiddette arti minori, insieme a quadri e sculture, ricostruiscono la storia di Napoli capitale di un regno. Il museo di Capodimonte, grazie a una esposizione peculiare curata da Sylvain Belenger, che del sito monumentale e’ anche direttore da poco riconfermato, offre un’originale lettura della storia partenopea da Carlo di Borbone a Ferdinando II.

Scene di vita quotidiana, dal gioco al passeggio alle ore della musica, ricostruite con minuzia, in un confronto tra 150 costumi del patrimonio del teatro San Carlo, prevalentemente firmati da Odette Nicoletti ed Emmanuel Ungaro oltre che dalla responsabile della sartoria, Giusi Giustino, e migliaia di oggetti e oltre 300 porcellane della collezione della Real fabbrica e di altre manifatture del museo stesso, accanto a strumenti e minerali e animali tassidermizzati provenienti dal Conservatorio (su tutti i pianoforti di Paisiello e Cimarosa e l’apetta di Stradivari) e dai musei Mineralogico e Zoologico dell’universita’ Federico II di Napoli.

Una esplorazione di un mondo accompagnata dalla musica che si ascolta da cuffie dinamiche, in grado di attivarsi a secondo del luogo in cui ci si trova, lungo 19 sale dell’appartamento reale del secondo piano di Capodimonte, e che parte dalla spettacolare riproduzione di una tazza di porcellana gigante all’interno della quale c’e’ la sovrana, Maria Carolina d’Asburgo Lorena, moglie di Ferdinando IV di Borbone, che contribui’ a fare di Napoli il centro culturale e artistico d’Europa, e, in due pareti, da un trompe d’oeil gigantesco di Tommaso Ottieri che riproduce i palchi del teatro San Carlo, invitando il visitatore a entrare in scena.

 

Cosi’ si vaga, sulle note dello ‘Stabat mater’ di Giovan Battista Pergolesi e di altri capolavori, tra il corredo d’altare di porcellana bianca destinato all’oratorio segreto del re nel palazzo reale di Portici, le casse di oggetti preziosi imperiali imballati a ricordare il passaggio di Murat e il ritorno dei Borbone, i servizi da tavola che riproducono con dettaglio estremo gli animali del bosco e della tenuta di Carditello tra il canto degli uccelli del luogo, le portanti dorate delle dame o le videoistallazioni di Stefano Gargiulo che nella Sala della culla chiudono con le immagini di Napoli di ieri e di oggi questo singolare viaggio nel tempo. Su tutte, la Sala del Grand Tour, nel salone Camuccini della reggia borbonica, che mostra come il piu’ grande evento culturale del secolo, le scoperte di Ercolano (1738) e Pompei (1748), vennero utilizzate dai Borbone, attraverso il controllo degli accessi ai siti archeologici, come strumento di propaganda e attrattivo del regno.

Qui, accanto alle sculture di Righetti, bronzetti delle fonderie Chiurazzi, specializzate nel riprodurre reperti vesuviani,vasi archeologici della collezione De Ciccio, e i manichini con i costumi di Ungaro per la ‘Clemenza di Tito’, opera di Mozart che inauguro’ la stagione lirica 2010 del San Carlo, visualizzano l’attrazione e il segno lasciato in europa dalla Napoli ‘700sca. La mostra, dedicata al raffinato musicologo e compositore Roberto de Simone, spiega Bellenger, e’ nata da una visita proprio alla sartoriale del Massimo napoletano. “I Borbone – aggiunge – avevano compreso che un grande regno aveva bisogno di una grande collezione d’arte, di un teatro e di una manifattura tecnologicamente all’avanguardia per la porcellana”. “Questa non e’ una mostra, ma un progetto vivo, un percorso di vita vissuta che rappresenta la Napoli migliore”, sottolinea Rosanna Purchia, soprintendente del San Carlo. A ottobre sara’ disponibile il catalogo Electa, e l’esposizione ha percorsi dedicati ai bambini e ai disabili, compreso quello tattile.