Traffico notturno in tilt e inquinamento acustico in una delle zone calde della movida napoletana (foto di repertorio)

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di Giancarlo Tommasone

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La misura è colma, da anni, come la sopportazione dei residenti di due zone nevralgiche di Bagnoli, costantemente costretti a sopportare. A non dormire la notte, a sopravvivere ai decibel infernali prodotti da ben sette locali danzanti. Discoteche: per alcuni luoghi di divertimento, per altri fabbriche di rumore.

Piazza Bagnoli, Via Coroglio; oltre
al fracasso c’è da fare i conti con gli altri
i locali della zona, con i baretti e i chioschi (ce ne sono diversi abusivi).
E poi col traffico veicolare insopportabile

Gennaro Esposito

E allora, dopo gli esposti prodotti nei mesi scorsi dagli abitanti di Piazza Bellini e di Piazza San Domenico, 23 residenti esasperati (che abitano tra Piazza Bagnoli e Via Coroglio) hanno dato mandato al proprio legale di citare in giudizio Comune di Napoli e Autorità portuale, come è stato anticipato questa mattina dal quotidiano Roma.

Alla guida del ‘Comitato per la quiete
pubblica e la vivibilità cittadina’
c’è l’ex consigliere comunale
di Napoli, Gennaro Esposito

Tra l’altro segue la vertenza – in veste di legale – imbastita dai suddetti cittadini. Stylo24 lo ha ascoltato per raccogliere da fonte diretta le modalità con le quali è stato prodotto l’esposto. «Partiamo da un presupposto. Sono state fornite autorizzazioni a locali notturni che erano nati semplicemente come stabilimenti in cui si svolgeva elioterapia, con l’esclusione della balneazione. Nel corso degli anni, invece, abbiamo assistito alla nascita di vere e proprie discoteche, che rendono impossibile la vita ai residenti della zona interessata. Si pensi che ci troviamo davanti a ben sette locali danzanti, che fanno dell’area circostante una delle più inquinate dal punto di vista acustico. Proprietaria delle aree demaniali su cui sorgono le discoteche è l’Autorità portuale, è l’Autorità portuale che ha dato le concessioni. Si sono accorti che nel corso degli anni questi stabilimenti hanno mutato la propria attività? Chi ha vegliato (se è stato fatto, si è trattato di un’azione fallimentare) affinché ciò non avvenisse?», si chiede Esposito.

Il presidente dell'Autorità portuale del Mar Tirreno centrale, Pietro Spirito
Il presidente dell’Autorità portuale del Mar Tirreno centrale, Pietro Spirito

L’Autorità portuale proprietaria del suolo
demaniale che ospita le sette discoteche
In arrivo l’ottava «sorella»

«A questi sette locali se ne potrebbe aggiungere presto un ottavo, che si trova nella zona dell’ex Ilva. Al momento la licenza non prevede attività connesse alla musica, ma è già stata avanzata, da parte dei gestori, la richiesta di autorizzazione per lo svolgimento di serate danzanti – continua l’ex consigliere – Va da sé che una cosa, per i residenti, è sopportare attività che lavorano soltanto di giorno, altra invece è avere a che fare con quanto accade tutte le notti, per poche interruzioni durante l’anno».

La terra dei rumori

E’ per questo che con la citazione si chiede, oltre alla messa in campo di tutte le misure possibili per contrastare la movida selvaggia, anche il risarcimento dei danni subiti dai residenti. Danni di natura «esistenziale, biologica, morale, patrimoniale, da invalidità permanente, da invalidità temporanea e spese mediche». Il Comune di Napoli, inoltre, è stato citato anche per le concessioni emesse per gli stabilimenti che si sono trasformati in discoteche. «Tra l’altro, i gestori dei locali continuano a pagare un canone mensile irrisorio, a fronte degli incassi milionari annui», sottolinea l’avvocato Esposito. A supporto di tale tesi, è stata allegata all’esposto la tabella con i prezzi dei canoni mensili pagati dalle discoteche che si trovano nella zona «incriminata». Le concessioni scadono il 31 dicembre del 2020. Questo il computo preciso delle cifre in euro, relativo ai singoli locali: 43,28 (1); 147,17 (2); 171,63 (1); 387,59 (1); 695,93 (1); 812,67. Come si può notare c’è pure chi paga 43 euro al mese, a fronte di incassi che arrivano anche a 50mila a notte, come è emerso da inchieste della magistratura.

Canoni a partire da 43 euro al mese
per incassi anche di 50mila euro a notte

In tutto questo il caso Bagnoli rappresenta una novità rispetto ai precedenti casi, perché questa volta viene citata anche l’Autorità portuale. Che avrebbe un ruolo quasi predominante in questa vicenda. «E’ il caso di osservare – è scritto nero su bianco nell’esposto – che tutti i locali di pubblico spettacolo presenti su Via Coroglio a cui è addebitabile il rilavante inquinamento acustico sono su suolo demaniale che occupano in ragione di concessioni dell’Autorità Portuale di Napoli».

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