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La prossima tornata elettorale a Napoli si preannuncia ricca di candidati provenienti dal mondo dell’associazionismo. Fallita l’esperienza dei centri sociali e del civismo arancione, che ha mantenuto (almeno finora) per sette anni e più grazie al carisma del sindaco Luigi de Magistris e al collante del potere, stanno scaldando i motori almeno tre possibili outsiders che dell’associazionismo hanno fatto un vettore di comunicazione e di crescita di relazioni.

Il primo (e quello meno «puro», forse, da questo punto di vista) è Umberto De Gregorio, presidente e Direttore generale dell’EaV, anima piddina vicina al governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca e ideatore dell’associazione «Democratici contro il fumo». De Gregorio, in questi anni, ha impostato una sua personalissima (e per certi versi vincente) comunicazione personale che è andata ben al di là dei trasporti per provare ad affermarsi come «homo novus» del centrosinistra, pugnace sì ma dai modi eleganti.
Sono nate così campagne come quella a favore dell’antirazzismo nella Circum (con tutte le critiche che ne sono derivate) o come quella che ha visto ignaro sparring partner l’imprenditore Mattteo Brambilla, invitato da De Gregorio a pranzo a Napoli, dopo aver definito i napoletani antropologicamente ostili alle minime condizioni di civiltà, come fare il biglietto per prendere i mezzi pubblici (e De Gregorio, che di questo si occupa, difficilmente potrebbe dargli torto considerate le percentuali altissime di «portoghesi» che si muovono su treni e bus dell’Anm).
Già capolista alle amministrative del 2011 col Partito Democratico, De Gregorio è stato molto attento in questi anni a non presentarsi eccessivamente legato ai dem. Che, in città, non godono di particolari simpatie elettorali, evidentemente.

Un altro possibile candidato potrebbe essere Gaetano Brancaccio, animatore dell’Associazione «Prima Napoli» e della manifestazione di piazza dell’aprile scorso, in occasione dell’evento (flop) promosso dal sindaco sul debito ingiusto. Brancaccio è stato anche l’oppositore che più di tutti ha creato problemi all’Amministrazione comunale per «Monumentando» con denunce all’autorità giudiziaria e all’Anac, riuscendo a bloccare e a far riformare parte della convenzione con la società «Uno Outdoor», vincitrice (solitaria) dell’appalto. Brancaccio, dopo il buon risultato della manifestazione di piazza, non ha saputo però mantenere un profilo di contrapposizione diretta al sindaco preferendo ritagliarsi uno spazio nel mondo dell’informazione locale con trasmissioni di approfondimento sui pessimi risultati dell’Amministrazione comunale.

C’è infine Gennaro Esposito, ex consigliere comunale arancione, gran sostenitore del sindaco Luigi de Magistris nel 2011 ma non ricandidato nel 2016, che, in questi ultimi tempi, ha assunto posizioni via via più critiche nei confronti dell’Amministrazione. Soprattutto sul fronte della lotta alla movida rumorosa. Anche lui a capo di un’associazione, il «Comitato per la quiete pubblica», è particolarmente attivo sui social e con lettere e interventi sui giornali. Ma sempre e solo con una impostazione monotematica rispetto alle reali difficoltà che affliggono la città di Napoli. Come se tutti i problemi della metropoli fossero questi, e come se la città di Napoli coincidesse con il centro storico, il Vomero o Posillipo. Un po’ poco, evidentemente, per tentare la strada della politica che porta a Palazzo San Giacomo.

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