Vincenzo De Luca
Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca

E sulle scuole il governatore si ostina col lockdown didattico, non rendendosi conto dei danni che una tale decisione procuri ai giovani

di Giancarlo Tommasone

Dopo essersi nascosto dietro il Governo, il presidente della Regione Campania, adesso chiede aiuto ai sindaci, invitandoli «a predisporre da oggi la chiusura dei lungomare e di parte dei centri storici nei fine settimana. Non possiamo tollerare che ci siano, in questa situazione, migliaia di persone che vanno a passeggio come se niente fosse», ha detto De Luca. Con questa dichiarazione, ma pure con l’ennesimo l’invito ai cittadini a comportamenti responsabili, il governatore – è evidente – mostra di diluire la propria responsabilità rispetto a quanto deciso da Roma, che ha inserito la nostra regione tra le zone di fascia gialla, quelle a moderato rischio. Si tratta comunque, da parte di De Luca, di una inversione di tendenza rispetto all’immagine e alla comunicazione dell’uomo solo al comando – del soggetto unico deputato a decidere sulla gestione dell’emergenza Covid – esternate specialmente nel corso della diretta Fb dello scorso 22 ottobre (quella che contribuisce a far scattare la rivolta dei napoletani). Bene, dopo quei fatti, e dopo alcuni giorni di apparente mantenimento della linea dura, forse temendo la reazione della piazza, il governatore, poi, ha cambiato registro – ne abbiamo già scritto -, nascondendosi dietro le decisioni del Governo. Oggi la direzione da seguire muta ancora, perché De Luca decide di nascondersi dietro i primi cittadini. Va da sé, che questa è la cifra della sua difficoltà politica di riuscire a recuperare una situazione e una posizione, che oggi come oggi sono completamente fuori rotta. Non cambia, invece, la linea sulle scuole. Nonostante la Campania sia considerata zona gialla (che prevede: didattica a distanza al 100% solo per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, cioè per le scuole superiori, per le terze medie), nella nostra regione, i cancelli restano chiusi dalla materna fino alle Università. Un ulteriore chiarimento: secondo il Dpcm, se anche la Campania fosse considerata zona rossa, sarebbe possibile effettuare lo stesso, la didattica in presenza per studenti di elementari e prima media (la dad, in zona rossa, è applicata invece per tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e per le seconde e le terze medie). Il governatore, è chiaro, si ostina col lockdown didattico, e continua a non prendere in considerazione i danni giganteschi di una azione repressiva, che tra l’altro, è del tutto scollegata dai dati e dalle indicazioni del Governo centrale, che indicano una bassissima incidenza della scuola, rispetto all’indice di contagio stilato dall’Istituto superiore di Sanità. Va detto, inoltre, che De Luca continua a non considerare i danni psicologici e di relazione, che una scelta del genere (quella di tenere chiuse le scuole) comporta sulle generazioni più giovani. A questo punto, è d’obbligo farsi e fare un paio di domande: per quanti mesi, De Luca vuole tenere le scuole chiuse? Per quanto tempo continuerà a nascondersi dietro i dati di questo fantomatico comitato tecnico-scientifico regionale, di cui non si conoscono né i componenti né le modalità di raccolta e di analisi dei dati? De Luca, va detto «brutalmente» (cit.), ha «intombato» quasi un milione di studenti e non dà alcuna indicazione sulla provenienza di questi dati. Vogliamo concludere, sottolineando che oltre la metà degli studenti e dei docenti campani (in alcuni istituti, si raggiunge addirittura un picco del 70%), sta trovando estrema difficoltà a entrare nel sistema della dad, mostrando, è normalissimo, impreparazione notevole per le lezioni «tecnologiche». Gli studenti, caro governatore, anche quelli un po’ più «allergici» ai banchi, vogliono tornare a scuola.

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