I legali: «Con la carenza di operatori sanitari in pandemia, assurdo non distribuire le borse e formare nuove figure»

La Regione Campania aveva chiuso la graduatoria unica regionale per l’accesso al corso di formazione specifica in Medicina Generale 2019 non riassegnando le borse rimaste vacanti. I giudici del Tar Lazio hanno accolto il ricorso presentati da alcuni medici, assistiti dagli avvocati dello studio legale Leone-Fell, disponendo l’assegnazione delle borse già finanziate che altrimenti sarebbero andate perdute.

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La mancata integrale assegnazione di tutti i posti messi a bando è illegittima, quindi l’ente regionale ha l’obbligo giuridico di provvedere alla copertura di tutti i posti messi a bando fino al loro completo esaurimento.

“In un momento di emergenza, come quello che stiamo vivendo, dove la carenza medici ha portato a tragiche conseguenze con reparti vuoti, pensionati richiamati al lavoro e medici non specializzati precettati nelle strutture pubbliche – spiegano gli avvocati Francesco Leone, Simona Fell e Floriana Barbata, soci dello studio Leone-Fell – vi sono regioni, come la Campania, che non si curano di assegnare tutte le borse già finanziate. Una scelta scellerata che va contro ogni principio logico: da un lato mancano medici e dall’altro non li formiamo, bruciando borse già finanziate”

Il dato degli ultimi anni sulla formazione dei medici di medicina generale è allarmante: a fronte di n. 240 borse di studio bandite gli ultimi tre concorsi, a partire dal 2015, ben 76 borse (ossia il 31,66% di quelle complessivamente messe in palio) sono andate definitivamente perse.

Solo per il triennio 2017/2020, si evince che hanno conseguito il diploma solamente 73 corsisti, a fronte di 80 borse bandite; al netto dei 13 corsisti senza borsa nonché dei tre borsisti di “recupero” del triennio precedente (2016/2019), sono state concretamente fruite solamente 57 borse, con perdita definitiva di 23.

“L’individuazione del contingente numerico annuale di medici da ammettere al corso di formazione specifica in Medicina Generale non è frutto di una scelta arbitraria e discrezionale, bensì di un complesso procedimento istruttorio, tra le esigenze di bilancio connesse al finanziamento delle borse di studio e il fabbisogno previsionale del Sistema sanitario nazionale di professionisti qualificati. Il tutto per garantire la tutela del diritto alla salute dei cittadini – hanno precisato i legali – Con il nostro ricorso abbiamo chiesto l’utilizzo delle borse rimaste vacanti e la formazione di ulteriori medici. I giudici del Tar hanno dunque permesso sia la formazione di nuovi medici che il mancato spreco delle borse già finanziate”.

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