di Giancarlo Tommasone

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Nell’ambito delle indagini per gli ultimi delitti di camorra a Scampia, i segugi dell’Antimafia seguono anche le tracce di una batteria di fuoco di stanza a Melito, gruppo in cui si contano diversi elementi legati agli Amato-Pagano. Due omicidi, compiuti a poche ore di distanza l’uno dall’altro. Il sette settembre scorso c’è da registrare il raid costato la vita a Gennaro Sorrentino (50 anni), centrato da quattro proiettili al cranio, mentre, a bordo della sua auto si trova a percorrere l’Asse mediano.

I due omicidi effettuati nel giro
di 24 ore nella zona nord di Napoli

L’otto settembre, invece, la macabra scoperta che ha catapultato la memoria indietro di una quindicina d’anni, alla prima faida di Secondigliano. Il cadavere di Domenico Gargiulo viene fatto ritrovare nel bagagliaio di una vettura, parcheggiata in Via Zuccarini. Il 29enne è stato ucciso con un’unica pistolettata alla testa. Si è trattato, non è difficile arrivarci, di una vera e propria esecuzione. Sia per l’eliminazione di Gargiulo, che per quella di Sorrentino, ci si è affidati all’azione di killer professionisti.

I delitti, è chiaro, maturano all’interno di ambienti legati al traffico di droga. La contrapposizione per il controllo dell’affare storicamente più remunerativo, ha portato al riacutizzarsi dello scontro armato nell’area nord.

L’approfondimento / Amato-Pagano:
storie di faida, piazze di spaccio e lupara bianca

E gli inquirenti temono una nuova escalation di violenza nella zona compresa tra il quartiere di Scampia e i comuni della provincia settentrionale, in particolar modo proprio, Melito, e Mugnano.

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Al momento, le indagini sono focalizzate, scrivevamo, pure su un gruppo di killer, dall’alta preparazione militare. Alla guida della batteria di «melitesi», ci sarebbe un sicario assai esperto, lo stesso che in passato ha fatto da «trainer» a un gruppo scelto di assassini, addestrati, in particolare, all’uso della carabina, presso poligoni di tiro in Bulgaria.