di Giancarlo Tommasone

«Andate, ma vi raccomando, attenti ai bambini. Andate sul tardi». Il via libera è di Arcangelo Abbinante per il raid con le bombe al Lotto G, area sotto il controllo di quelli della Vanella. Non si tratta di salvaguardare nessuno, nemmeno le anime innocenti, bensì di non perdere punti e l’appoggio della gente del rione. E’ uno scenario da Irlanda del Nord, da gruppo paramilitare dell’Ira, quello che si staglia davanti agli occhi impietriti non solo degli abitanti delle «zone di guerra» colpite, ma dell’intera società civile. La decisione era nata per focalizzare l’attenzione sulle piazze in mano alla Vanella. L’ordine parte dal direttorio degli Abbinante-Abete-Notturno, bisognava colpire nel Lotto G, nelle Case Celesti e a Casavatore.

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Il boss degli scissionisti, Arcangelo Abete

All’inizio si pensa di utilizzare una pistola per sparare contro qualche autovettura in sosta. Per tale motivo Giuseppe Ambra (divenuto poi collaboratore di giustizia), il 5 dicembre del 2012, viene convocato a Caivano da Giuseppe Montanera. «Vai là con una pistola e colpisci tre o quattro macchine in modo da creare un po’ di casino nella zona», dice Montanera ad Ambra. Quest’ultimo, però suggerisce di usare le bombe a mano, perché «ci sono meno rischi per noi».
E’ lo stesso Ambra a raccontare ai magistrati – nell’aprile del 2015 – i particolari di tre raid: uno alle Case Gialle, uno in via Bacone, strada di accesso al Lotto G, e un altro alle Case Celesti. Le bombe nella disponibilità del gruppo «sono sei – dichiara sempre il pentito -, sono state acquistate da Ciro Abrunzo a Barra» e provengono dagli arsenali della ex Jugoslavia, accerteranno poi gli inquirenti. Il primo raid, racconta Ambra ai giudici, viene portato a termine presso le Case Gialle. Alla spedizione partecipano lo stesso collaboratore di giustizia e «Vincenzo Brandi, Costantino Raia e Antonio Cairo».

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I quattro sono in sella a due moto Transalp, una bianca e una nera. Le due bombe ananas vengono lanciate ed esplodono danneggiando soltanto una vettura. Una settimana dopo, è il 15 dicembre del 2012, il gruppo si riorganizza per colpire al cuore quelli della Vanella e si reca nel Lotto G. Prima però c’è il via libera di Arcangelo Abbinante, spiega sempre Ambra: «Andai da lui e dissi se potevo lanciare le bombe al Lotto G. La risposta di Abbinante fu: vai, ma attento ai bambini, fallo sul tardi».

Avuto l’ok, Ambra organizza la spedizione. A bordo di una Fiat Punto ci sono lui, Raffaele Mincione detto tre det’ e Costantino Raia (che guida l’auto). L’intenzione è quella di lanciare la bomba all’indirizzo dell’abitazione di Espedito Abate (affiliato alla Vanella), ma ci sono donne e bambini nei pressi e allora si decide di effettuare il lancio in via Bacone. Dalla macchina scendono Ambra e Mincione. La bomba di Ambra esplode, mentre quella di Mincione non viene proprio lanciata. L’esplosione provoca il ferimento di due bambini e il danneggiamento di nove auto, oltre all’apertura di una voragine nel manto stradale. Mincione è sospettato di essersi ‘girato’ e allora Ambra lo tiene nel mirino. La ‘granata’ di Mincione viene consegnata a Vincenzo Brandi. Ai due viene detto di aspettare mentre Ambra pianifica un nuovo raid, questa volta alle Case Celesti.

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Per questo si reca allo Chalet Baku, parla con Armando Ciccarelli e gli chiede se può ammazzare Mincione, convinto ormai del suo passaggio all’altro clan. Ciccarelli dice di no, perché c’è bisogno della conferma. Conferma, che secondo Ambra, arriva quando ordina a tre det’ di lanciare la bomba alle Case Celesti. L’ordigno viene lanciato, ma Mincione ‘dimentica’ di estrarre la linguetta e l’esplosione non ha luogo. L’atteggiamento di tre det’ e la circostanza che alle Case Celesti abitino suoi familiari, convincono definitivamente Ambra, che quest’ultimo si è ‘girato’.

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