TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA:
CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

La storia criminale del boss Rosario Piccirillo, detto ‘o biondo, comincia a scrivere le sue prime pagine a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. E si incrocia con quelle di altri ras che, nel decennio precedente, avevano imperversato per le strade e i vicoli della città, come Mario Dello Russo. I suoi traffici illeciti sono indirizzati nei quartieri Chiaia e San Ferdinando. Zone in cui, legato al boss di Posillipo Giovanni Paesano, gestisce il traffico di stupefacenti e il contrabbando di sigarette in collaborazione con il clan di Amedeo Giannoccaro, padrino della Sacra Corona Unita pugliese. Ha 27 anni quando, il 26 luglio 1989, finisce in manette in un lussuoso hotel di Ischia. Piccirillo si trova lì in vacanza con Ninì Grappone, ex finanziere d’assalto condannato per il fallimento miliardario della compagnia di assicurazioni Lloyd Centauro e del Banco di credito campano. All’interno della stanza, la Polizia trova 250 gr. di hashish, svariate dosi di cocaina e 12 milioni di lire in contanti.

Una delle maggiori spinte al suo potere economico attiva dal riciclaggio di denaro sporco. Seguendo questa pista, nell’ottobre del 1991, la magistratura dispone il sequestro di una gioielleria, in via Ferdinando Galiani, e dello yacht “Topo Gigio”, ancorato nel porticciolo di Mergellina, per un totale di 4 miliardi di lire. L’imbarcazione, secondo l’ordinanza del giudice, serviva per trasportare le sigarette di contrabbando a Napoli.

 

Passano dieci anni da allora e, nel 2001, a riportare Rosario Piccirillo in carcere, con due complici, è l’accusa di usura. La denuncia arriva da un imprenditore costretto a pagare il 10% mensile in più al gruppo criminale e, per questo, finito sul lastrico. La riscossione degli interessi da parte degli usurai avveniva attraverso assegni e cambiali o scontando assegni postdatati che venivano ceduti dall’imprenditore il quale otteneva in cambio somme in contanti decurtate degli interessi usurari. Nel corso delle perquisizioni eseguite in occasione degli arresti, la polizia ha sequestrato nell’abitazione di Piccirillo, oltre a numerosi assegni e cambiali, anche 50 milioni in contanti nascosti in un porta ombrelli.

Nel 2005 Piccirillo è coinvolto in una nuova inchiesta sul racket dei pontili turistici a Mergellina. La Procura lo accusa per il pestaggio subito, da parte di tre suoi affiliati, da un socio del consorzio ormeggiatori di via Caracciolo, affinché questi rinunciasse a lavorare. Nel 2008 a finire in manette è il fratello Ciro Piccirillo, insieme con altri componenti del suo gruppo criminale, per una tangente da 5mila euro chiesta ai commercianti di Chiaia. Per Rosario Piccirillo, invece, le porte del carcere si erano aperte, grazie alla misura della sorveglianza speciale ottenuta. Ma appena due anni dopo, nel 2009, in quanto i militari lo sorprendono all’esterno dell’Hotel Splendid, in via Manzoni, dove aveva eletto domicilio, fuori dall’orario consentito ed in compagnia di alcuni pregiudicati, contravvenendo agli obblighi imposti dalla misura di sicurezza.

Nei giorni scorsi il suo nome è tornato alla ribalta dopo le dichiarazioni del figlio Antonio, che ha confermato l’affetto per il padre, ma se ne è dissociato, alla manifestazione contro la camorra dopo l’agguato a piazza Nazionale, in cui è rimasta ferita la piccola Noemi di soli quattro anni.

 

TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA:
CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

1 commento

Comments are closed.