(nelle foto il 18enne Gennaro Battista e una delle nuove paranze che bazzicano via Cannavino).

Ricostruito dagli investigatori il modus operandi.

di Luigi Nicolosi.

Giovani, anzi giovanissimi, e pronti a tutto pur di conquistare gli spazi criminali lasciati liberi dall’ormai quasi estinto clan Pesce-Marfella. Sono giorni all’insegna dell’alta tensione quelli che si stanno vivendo sulle strade del quartiere Pianura, dove una nuova paranza di aspiranti babyras si starebbe facendo largo nello spaccio di droga a suon di dosi e spericolati inseguimenti ingaggiati con le forze dell’ordine.

Dopo un periodo di relativa tranquillità, gli investigatori che monitorano la mala della periferia occidentale sono tornati a drizzare le antenne. Con l’uscita di scena delle vecchie famiglie di camorra, in particolare dopo il pentimento di Pasquale Pesce “’e Bianchina” e di Salvatore Romano “muoll muoll”, gli storici clan del quartiere sembrano essere finiti all’angolo. Ma dopo gli arresti eseguiti negli ultimi tempi, inquirenti e investigatori stanno mostrando una certa preoccupazione per lo scenario criminale che sta prendendo corpo.

Appena sette giorni fa, infatti, i poliziotti del commissariato Pianura, al termine di una rocambolesca corsa in auto, sono riusciti a bloccare Gennaro Battista, 18 anni appena, già diversi precedenti alle spalle e 16 grammi di marijuana nelle tasche. Un copione che si è poi ripetuto mercoledì scorso, quando a finire in manette è stato invece il 19enne Antonio Covelli, anch’egli ben noto ai database delle forze dell’ordine, pizzicato con 9 grammi di hashish pronti a essere piazzati. Circostanza tutt’altro che trascurabile: i due giovani pusher si conoscono e, stando almeno ai primi riscontri investigativi, farebbero parte dello stesso gruppo di spaccio con base in via Cannavino, per anni inespugnabile roccaforte dei Pesce-Marfella.

Gli investigatori per il momento preferiscono non azzardare alcuna ipotesi circa eventuali collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata del quartiere. In linea di massima, almeno allo stato attuale, questi ragazzini vengono però inquadrati come “indipendenti”. Il modus operandi della paranza è stato invece già ricostruito in maniera piuttosto delineata: i nuovi “pianuresi” avrebbero infatti abbandonato il vecchio sistema delle basi di spaccio-bunker. La vendita di dosi e stecchette funziona adesso “a chiamata”: brevi, brevissime comunicazioni via social con gli acquirenti di turno e poi via all’appuntamento per definire la cessione e consegnare la “merce”.

Non tutto però, come hanno dimostrato proprio gli arresti di Battista e Covelli, fila sempre per il verso giusto. Sugli eventuali sviluppi che questo inedito assetto criminale potrebbe avere vige naturalmente il massimo riserbo, di certo c’è che nelle ultime settimane i controlli nel quartiere sono aumentati in maniera considerevole. Obiettivo dichiarato: scongiurare l’ennesimo business fuorilegge e, soprattutto, eventuali fibrillazioni con gli altri – e forse ben più temibili – cartelli attivi nella periferia occidentale, in primis nel rione Traiano di Soccavo.