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di Francesco Vitale

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Secondo quanto conferma la Dda, appartiene a Davide Tarantino il cadavere rinvenuto questa mattina, in un terreno agricolo di Melito. I resti erano stati sotterrati. Si sarebbe arrivati alla scoperta, attraverso le indicazioni di un informatore. Tarantino, ritenuto ex fedelissimo del gruppo guidato da Mario Riccio, era un pusher nella piazza di spaccio della 219 di Melito.

Nel febbraio del 2016 era uscito di casa
e non vi aveva fatto più ritorno.
Aveva all’epoca, 44 anni. Secondo quanto
si è appreso da fonti investigative,
Tarantino è stato ucciso a colpi di pistola

La sua morte si inserisce negli scontri in atto due anni fa per la gestione delle piazze di spaccio, prosecuzione della faida registrata tra il 2012 e il 2014. A combattere per la gestione dell’affare illecito il clan Amato-Pagano da una parte e gli scissionisti dello stesso cartello, dall’altra.

Le due cosche storicamente legate
e imparentate si divisero il territorio

Tarantino scomparve a febbraio del 2016, in precedenza non si erano avute più notizie anche di una persona a lui molto vicina, Antonio Ruggiero. I due probabili casi di lupara bianca furono all’origine di una inchiesta della Dda, che a maggio del 2016 sfociò nell’arresto di 18 persone. Tutte facenti parte, secondo l’accusa, di una organizzazione che si occupava del traffico di droga.

La gestione dell’affare illecito a Marano, Melito e Napoli

L’affare illecito era gestito a Melito, nei rioni 219 e Coscia-Borrelli, e a Marano; le piazze erano quelle sotto il controllo degli scissionisti degli Amato-Pagano. Altre piazze si trovavano a Napoli, nel rione 167, a Via Baku e presso le famigerate Case dei Puffi. Di Tarantino che figurava tra i destinatari dell’ordinanza spiccata a maggio del 2016, non si avevano notizie da febbraio dello stesso anno. Antonio Ruggiero, anch’egli ex fedelissimo di Riccio, era invece scomparso poco dopo l’arresto di quest’ultimo. La sua auto fu ritrovata nelle campagne di Orta di Atella, in provincia di Caserta.

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