(nella foto i fratelli collaboratori di giustizia Mario e Carlo Lo Russo)

Le rivelazioni.

di Luigi Nicolosi.

I tentacoli del “sistema” sulla sanità napoletana. L’ex boss di Miano, Mario Lo Russo, torna a parlare delle influenze della camorra sulla gestione degli ospedali del capoluogo e quello che ne emerge è uno schema sempre più a due poli: mala di Miano da una parte, “monopolista” del Policlinico, e mala vomerese, padrona indiscussa di tutti gli altri nosocomi della zona collinare.

ad

L’ex ras dei “Capitoni” di via Janfolla già nel recente passato aveva a più riprese riferito sull’argomento, innescando anche dei processi culminati in condanne “importanti”, ma dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita tre giorni fa per gli omicidi di Gennaro Politelli, assassinato nel 1988, ed Espedito Ussorio, ucciso invece nel 1994, emerge un nuovo verbale denso di dettagli e contenuti. Sottoposto a interrogatorio il 21 marzo del 2016, Mario Lo Russo ha dunque ricostruito nel dettaglio lo scenario criminale con il quale ha fatto i conti all’epoca della sua ultima scarcerazione: «Ad aprile 2013 – ha messo a verbale il pentito – ho trovato una situazione di anarchia, non sapevo di chi potevo fidarmi veramente. Tornato libero mi sono dedicato in particolare agli ospedali, insieme a Giulio De Angioletti e Antonello Festa. Loro vendevano i posti agli ospedali con una ditta chiamata Quadra. Mi fecero incontrare con il nipote del padrone, tale Riccardo, a San Rocco in una villa dove abita un parente di De Angioletti che pure lavora in ospedale».

Ed è a questo punto che Mario Lo Russo inizia a entrare nel merito dell’affare: «Giulio si occupa da anni delle estorsioni negli ospedali, nel senso che di tutto quello che gira intorno agli ospedali lui è il responsabile. Inoltre ha fatto prendere il posto di lavoro alle figlie di Salvatore, alla moglie di Buonavolta, alla figlia di Peppe, prendono lo stipendio ma non sono registrare. Di questo parlammo con Riccardo della ditta di pulizia, che ha uno studio ad Agnano-Fuorigrotta».

Un quadro dalle tinte più fosche che mai, nel quale si staglia prepotentemente la presenza dei clan della periferia nord e non solo: «Ricordo che parlammo dei posti di lavoro e Riccardo si lamentava che ne volevamo troppo, quando noi già guadagnavamo 40mila euro al mese da loro. Riccardo era uno che tramite noi vinceva le gare di appalto all’ospedale Policlinico. Gli ospedali, in particolare, erano divisi con Cimmino del Vomero. Il Policlinico era nostro, il Cardarelli, il Monaldi e il Pascale erano del Vomero, cioè di Cimmino e Caiazzo». La “torta” era stata così spartita in parti perfettamente uguali.

Riproduzione Riservata