(Nelle foto la vittima Alessandro Riso e la scena del crimine)

Notte di piombo e sangue a Miano: il 28enne pluripregiudicato di Piscinola freddato con una raffica di colpi di pistola

di Luigi Nicolosi

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Incursione armata nel fortino del nuovo clan egemone a Miano, pesantissimo il bilancio dell’ennesima notte di piombo consumatasi sulle strade della periferia nord di Napoli. Il 28enne Alessandro Riso, pluripregiudicato e già in passato vittima di un agguato, ha perso la vita dopo essere stato centrato da diversi colpi di pistola. L’uomo è stato scaricato da ignoti, poco dopo le 23, davanti l’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli. Inutile il tentativo dei medici di strapparlo alla morte con un disperato intervento chirurgico.

L’omicidio di Riso, stando a una prima e ancora frammentaria ricostruzione della vicenda, è avvenuto contestualmente a una micidiale stesa compiuta a Miano, in via Vittorio Veneto. I killer, in particolare, hanno fatto sparato all’impazzata contro la rivendita di detersivi che si trova al civico 43: una piccola attività commerciale che, stando agli elementi acquisiti dai carabinieri, sarebbe gestita proprio da alcuni esponenti della famiglia Cifrone, il gruppo di mala che avrebbe attualmente assunto il controllo degli affari criminali nel quartiere. Al momento non è ancora chiaro se Riso sia stato colpito da una pallottola vagante o se fosse a sua volta anch’egli obiettivo del raid. La polizia, che indaga invece sul delitto, non esclude però che possa essersi consumato anche un conflitto a fuoco tra fazioni rivali. Di certo c’è però Riso si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

I Cifrone, ai quali Alessandro Riso viene accostato con una certa convinzione dai detective che stanno lavorando al caso, sono da tempo impelagati in una lotta senza quartiere con il rivale gruppo Balzano, egemone invece nella zona bassa di Miano. Il 28enne Riso già nel gennaio del 2017 era rimasto vittima di un gravissimo agguato che lo aveva visto finire in ospedale, sempre al Cardarelli, in condizioni disperate. In quella circostanza ignoti gli avevano sferrato una vera e propria raffica di fendenti in diverse parti del corpo: lesioni gravi a tal punto da determinare lo spappolamento della milza. Già all’epoca Alessandro Riso era più che noto alle forze dell’ordine, dal momento che aveva scontato otto anni di reclusione per rapina e sequestro di persona.