(nelle foto il neo pentito Luca Covelli e il ras Salvatore Silvestri)

La figura di Matteo Balzano.

di Luigi Nicolosi.

«Quando Balzano ordinava bisogna solo eseguire, non serviva neppure minacciare». Ed è così che, schiacciato da questa subdola logica intimidatoria, uno degli affiliati al nuovo clan di “abbasc Miano” si ritrovò costretto ad addossarsi la responsabilità del ritrovamento di un carico di cocaina purissima pronta a essere piazzata al dettaglio. Parola di Luca Covelli, alias “’o Scocciato”, l’ultimo esponente della mala di Napoli Nord a essere passato dalla parte dello Stato.

Il pentimento di Covelli è recentissimo – risale a poco più di un anno fa – e proprio le sue dichiarazioni, sommate a quelle dell’ex killer Mariano Torre, hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo dell’inchiesta che pochi giorni fa è culminata nell’esecuzione di ben trenta arresti. Un durissimo colpo, quello inflitto al clan subentrato ai vecchi Lo Russo, maturato anche sulla scorta delle ricostruzioni e delle accuse fornite dal neo collaboratore di giustizia. Incalzato dagli interrogativi degli inquirenti della Dda di Napoli, il 22 gennaio del 2019 “’o Scocciato” non ha esitato a puntare il dito contro i suoi ex compagni di faida: «Le armi ritrovate a giugno nella Lancia Y erano di proprietà di Balzano, “Fragolino” e “Cicchilotto”. Del clan di Balzano fanno parte, oltre a loro, altri soggetti come Giovanni Borrelli “cap ’e chiov”, Vincenzo Cangiano “Marmocchietto”, figlio di “Totore Pescetiello”, Bocchetti “Miniello” (ucciso il 23 gennaio scorso in un agguato, ndr), “Pinocchio”, Patrizio il cugino di Salvatore Silvestri, “Totore musch tre chil”».

Il racconto di Covelli si sofferma poi con maggiore insistenza su un uomo in particolare, il 26enne Angelo Contiello, il quale a suo dire sarebbe stato vittima di un’atroce angheria da parte del clan: «Ad “Angioletto” è stato imposto di andare al Collana (il riferimento è ai carabinieri della compagnia Vomero, ndr) a costituirsi per il sequestro di cocaina, poiché era stata trovata la chiave della macchina della suocera di Balzano».

Matteo Balzano, inquadrato dagli inquirenti come indiscussa figura al vertice dell’organizzazione nonostante i suoi 22 anni, viene infatti tratteggiato dal neo pentito come un soggetto estremamente determinato, per non dire spietato. Pronto persino a sacrificare i suoi stessi affiliati: «A questo proposito – ha aggiunto Covelli – dico che non c’era bisogno di minacciare, perché una volta che Balzano aveva ordinato bisognava solo eseguire».