sabato, Dicembre 3, 2022
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«Quando mettemmo le manette ai polsi di lady camorra»

di Francesco Monaco.

Anche questa volta non era in casa Maria Licciardi «’a piccerella», quando le forze dell’ordine sono arrivate per metterle le manette ai polsi. Come nel 2001, quando gli agenti fecero irruzione lì dove sarebbe dovuta essere. Ma, 18 anni fa, non ci volle molto affinché gli uomini guidati dall’allora capo della Squadra Mobile Giuseppe Fiore riuscissero a metterle le manette ai polsi dopo quel primo tentativo.

Era il 14 giugno 2001 e l’allora 50enne sorella di Gennaro «’a scigna», tra i fondatori dell’Alleanza di Secondigliano, ritenuta dagli investigatori il capo indiscusso dell’organizzazione criminale, venne catturata a Melito in un tardo pomeriggio, dopo un primo blitz in cui qualcosa andò storto. Sorpresa a bordo di un’auto in compagnia di due persone, marito e moglie, che servivano proprio per coprirle la fuga.

Latitante dal 1999, probabilmente, aveva deciso di rientrare a Napoli, dopo essersi rifugiata nei Paesi dell’Est, così come accaduto per il fratello Pietro, arrestato nell’allora Cecoslovacchia, per curare da vicino i propri interessi economici.

 

“Ricordo perfettamente quell’operazione portata avanti con la Squadra Mobile relativa al cartello di Secondigliano e che vedeva il più importante tra gli ordini di cattura riguardare proprio Maria Licciardi”. A parlare a Stylo24 è proprio l’ex questore Giuseppe Fiore. “Anche all’epoca era considerata la reggente del clan. La notte in cui scattò il blitz anche io mi recai sul posto e nella casa c’erano alcune persone e persino il letto sfatto, a dimostrazione di una sua recente presenza, ma lei no. In quella occasione, però, non ci arrendemmo e preferii tenere alcune macchine civili nelle zone in cui si poteva presumere un suo passaggio. Avevamo creato terra bruciata intorno ai suoi collegamenti più diretti e si poteva sperare che anche per fuggire fosse costretta a fare un passaggio in zona. Fummo bravi e fortunati. Lasciammo le macchine ferme, quasi come se fossero parti del paesaggio, anche per evitare che potessero essere colte da altri suoi sodali e ci andò bene perché venne bloccata quel pomeriggio, a Melito, mentre era di passaggio”.

L’ex questore Giuseppe Fiore

“In queste operazioni – continua Fiore – , nulla è lasciato al caso. Si studiano nel tempo i luoghi, le abitudini, le ipotetiche vie di fuga, anche per proteggere i cittadini. E vanno studiate anche le alternative, nel caso non venga trovata la persona ricercata al primo tentativo, cercando di fargli attorno terra bruciata. Tutto affinché capisca di non avere più possibilità di scampo”.

Ma che tipo di boss è Maria Licciardi? “All’epoca era una figura di comando del gruppo, così come appare esserlo oggi. Era ascoltata dal suo clan e in questi casi è assolutamente indifferente se si tratta di un uomo o una donna, soprattutto a fronte di un cartello così potente e pericoloso come l’Alleanza di Secondigliano”.

 

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