di Francesco Vitale

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Minacce, intimidazioni e la paura, da parte delle vittime, di ripercussioni, se non avessero estinto il debito. E’ il sunto della storia all’origine dell’inchiesta, l’ennesima, contro il «cartello» formato dalle famiglie malavitose Orlando, Polverino e Nuvoletta.

I nomi degli arrestati

Nella giornata di ieri sono stati eseguiti sette arresti, sei in carcere: Carmine Carputo (62 anni); Luigi Del Prete (28 anni); Michele Di Maro (46 anni); Luigi Esposito (58 anni); Sabatino Russo (54 anni); Raffaele Scognamiglio (44 anni). Una persona, invece, è finita ai domiciliari, si tratta del 44enne Vittorio Di Giorgio. I reati contestati agli indagati (otto in totale, tra essi il collaboratore di giustizia Andrea Lollo, classe 1980), sono a vario titolo, quelli di estorsione e di tentata estorsione, aggravati dalle finalità mafiose. Nel mirino finiscono due commercianti che hanno un’attività a Giugliano.

L’odissea di una famiglia,
costretta a cedere 72mila euro

Lavoratori, persone perbene, che hanno la disgrazia di avere un familiare (rispettivamente figlio e fratello) tossicodipendente, da oltre 20 anni. L’uomo, secondo quanto spiega ai parenti, Luigi Del Prete (considerato dagli inquirenti il vertice del sodalizio), ha contratto con lui un debito di 36.500 euro. Se non vogliono problemi – chiara la natura di eventuali complicazioni – padre e figlio devono versare il dovuto. Siamo nel 2014, dopo la visita degli emissari del clan e quella, naturalmente, dello stesso Del Prete, le vittime (il papà e il fratello del tossicodipendente) si attivano per il pagamento. «Grazie anche all’aiuto di parenti, mio padre, nel frattempo andato in pensione, riesce a racimolare 36mila euro e ripiana il debito di mio fratello», racconta uno dei commercianti agli inquirenti. La famiglia sta in pace fino al luglio del 2017, quando presso l’attività commerciale cominciano a farsi vedere nuovamente personaggi malavitosi di Marano. In una occasione è proprio Luigi Del Prete a farsi vivo. Chiede informazioni sul tossicodipendente e dice ai familiari che quest’ultimo deve presentarsi al suo cospetto.

L’incontro avviene, vi partecipano l’uomo con problemi di dipendenza da droga e il padre. Viene a galla un altro debito, questa volta è molto più sostanzioso e ammonta a 400mila euro. Non è semplice la trattativa, alla fine però, Del Prete acconsente ad «accontentarsi» di 170mila euro. Ci si mette d’accordo in questo modo: le vittime si impegnano a pagare 35mila euro di anticipo in due tranche  (20mila e 15mila). I restanti 135mila euro saranno saldati, non appena si riuscirà a vendere una piccola proprietà. Le cose procedono sul sentiero di una apparente «normalità» fino a ottobre del 2018, quando le vittime ricevono un’altra ambasciata e sono costrette di nuovo a interfacciarsi con i maranesi.

Il passaggio di credito
da un esponente all’altro
del sodalizio criminale

E’ accaduto infatti che il credito vantato originariamente da Luigi Del Prete sia passato ad altre persone, almeno questo viene detto alle vittime. Quando viene spiegato a Luigi Esposito che il debito ammonta a 170mila euro in totale e che sono stati già consegnati 35mila euro come anticipo a Luigi Del Prete, Esposito afferma: «Prendetevi il tempo che volete, vendete la proprietà, ma non svendetela e ci pagate». Alla fine, in totale, le vittime verseranno al clan 72mila euro. Nel frattempo parte l’inchiesta, che si conclude con l’operazione scattata ieri e l’arresto di sette persone.