domenica, Dicembre 5, 2021
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Camorra di Marano, il narcos cocainomane e i contatti con la Colombia

di Francesco Vitale

L’assunzione di cocaina per oltre vent’anni, la sua tossicodipendenza, avrebbero indotto un uomo a collaborare con il clan. Nell’ordinanza che ha portato all’arresto  di sette persone che rispondono a vario titolo, dei reati di estorsione e di tentata estorsione, aggravati dalle finalità mafiose, compare – insieme alla sua famiglia – come vittima. Deve, infatti, restituire all’organizzazione (formata dai gruppi Orlando, Polverino e Nuvoletta) di Marano, in totale, oltre 400mila euro.

L’inchiesta
sulle estorsioni
e le indagini
sul narcotraffico

Nel frattempo, però, i carabinieri che effettuano le indagini, e che da tempo, hanno messo sotto controllo le utenze telefoniche dell’uomo e di altri indagati, tra cui Luigi Del Prete (che vanterebbe direttamente il credito), captano conversazioni «interessanti» su un  presunto traffico di stupefacenti, che sarebbe stato imbastito sull’asse Marano-Sardegna e Marano-Calabria.

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Verso la seconda meta, vengono certificati ben 7 viaggi compiuti tra l’undici e il 24 agosto del 2018 dalla «vittima» del clan. Puntate di poche ore (partenza la sera, ritorno di notte, o l’indomani), che, ipotizzano gli inquirenti, non sarebbero altro che frequenti viaggi per consegnare sostanza stupefacente. In zone di mare e in periodo estivo, sottolineano gli investigatori, la richiesta di «narcotico cresce in maniera esponenziale».

L’operazione
dei carabinieri,
sette arresti

Sia i numerosi contatti telefonici tra Del Prete e il tossicodipendente-narcos, sia le trasferte calabresi di quest’ultimo, inducono chi indaga a concludere che via sia un vero e proprio rapporto di collaborazione tra i due soggetti, per lo smercio di sostanze stupefacenti, soprattutto hashish.

Restando sull’argomento, vanno riportate le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Teodoro Giannuzzi, che «a riscontro di quanto dichiarato da Andrea Lollo (anche quest’ultimo risulta indagato nell’ambito dell’inchiesta in oggetto, ndr), colloca Luigi Del Prete nel campo degli stupefacenti, sapendolo impegnato, in particolare, nella vendita di hashish in varie parti della Calabria». Così è riportato nell’ordinanza a firma del gip Maria Laura Ciollaro.

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Su questo fronte, risultano altresì interessanti, anche per comprendere il peso e il ruolo del tossicodipendente, nel presunto traffico di stupefacenti, proprio del collaboratore di giustizia, Andrea Lollo.

Le dichiarazioni
dei collaboratori
di giustizia

«Lello Scognamiglio – fa mettere a verbale Lollo – con il quale, in quel periodo, stavo sempre insieme, mi chiese se volevo accompagnarlo a fare un piacere a Luigi Del Prete. Mi disse, cioè, che Del Prete doveva riavere dei soldi da una persona alla quale li aveva dati per comprare cocaina dal Sud America (dalla Colombia, ndr)… mi aveva detto che questi soldi li aveva dati Del Prete a questo ragazzo (figlio di un commerciante), che aveva un contatto in Sud America per avviare “un lavoro” di cocaina».

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