Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli
Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli

L’audizione davanti alla commissione Antimafia.

“La camorra ha una straordinaria capacita’ di espansione affaristica anche nelle altre regioni italiane e nei mercati internazionali. Diversamente rispetto a quanto avviene per ‘ndrangheta e mafia siciliana, questa espansione non comporta ramificazioni o il radicamento territoriale, ma unicamente l’esportazione dei metodi tipici dell’impresa criminale”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Giovanni Melillo, in audizione davanti alla commissione Antimafia. “Sono proprio le caratteristiche di flessibilita’ della criminalita’ organizzata campana – ha aggiunto – che sono alla base dei processi di modernizzazione di circuiti criminali che moltiplicano le opportunita’ e gli schemi di collaborazione”.

La nuova strategia delle cosche

“Da anni – ha proseguito il procuratore – nella camorra prevalgono le spinte alla composizione delle tensioni e alla mediazione dei conflitti violenti, che sono relegati in aree marginali dove si lascia che si sprigionino scontri armati a bassa intensita’. Il ricorso all’omicidio, che storicamente era consueto nelle logiche camorristiche, negli ultimi anni e’ diventato un indice eloquente di nuovi e piu’ evoluti equilibri criminali, che sono segnati dalla comune disponibilita’ alla mediazione e alla cogestione delle partite di interesse comune”.

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E in merito al racconto del fenomeno, Melillo è deciso. “E’ una narrazione banalizzante, fuorviante ricondurre il fenomeno camorra a stereotipi del contenitore di una violenza urbana sprigionata da una contrapposizione violenta di bande nell’ambito di una diffusa, parcellizzata gestione dei tradizionali mercati illegali”. “Esiste questa dimensione della criminalita’ organizzata – ha proseguito – ma tanto oppressiva della sicurezza collettiva quanto parziale. Accanto a questa dimensione ce ne e’ un’altra non meno pericolosa per le sorti della coesione sociale e la tenuta del tessuto democratico”.

“Gli organici delle forze di polizia sono notevolmente ridotti rispetto al passato. Sta praticamente scomparendo una generazione di eccezionali investigatori. La Squadra mobile di Napoli, che svolge un lavoro straordinario, e’ composta da circa 360 unita’, e soltanto pochi anni fa era composta da 450 unita’, e questo fa la differenza”, ha sottolineato.

Il ruolo internazionale del clan Amato-Pagano

E su una delle cosche piu’ potenti e pericolose, rivela: “il cartello camorristico Amato-Pagano gioca un ruolo di grande player internazionale, anche al riparo dalla giurisdizione italiana. Lo stato non cooperativo delle relazioni con alcuni stati sta li’ a dimostrarlo”.

Sul rapporto tra criminalità organizzata campana e politica, ha ricordato come “la commissione Antimafia nella XI legislatura notava che la camorra e’ ‘dentro le istituzioni politiche, dentro l’economia, dentro la vita pubblica e dentro le esperienze collettive’. Io credo che questo quadro sia ancora riconoscibile come realistico anche oggi”.

Infine, su una vicenda molto delicata, “ci sono carceri fuori controllo, vi dominano le associazioni mafiose. I cellulari vi entrano quotidianamente e non li sequestriamo neanche piu’, tanti ormai sono. In alcune carceri poi vi sono autentiche piazze di spaccio”.