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L’editore televisivo amico dei boss e i teledrin anti-intercettazioni

Il passaggio da spacciatore a killer è breve, agli inizi degli anni Ottanta, quando c’è da combattere la guerra tra Nuova famiglia e Nuova camorra organizzata. I trascorsi criminali di Ciro Grimaldi cominciano con una informativa dei carabinieri, datata 26 novembre 1983, e l’accusa di essere a capo di una banda di pusher attiva al rione Traiano.

Ciro Grimaldi
Ciro Grimaldi

Due anni dopo, è ricercato per triplice omicidio. Insieme a Bruno Rossi, diventa il sicario di fiducia del boss Giacomo Cavalcanti. Le sue aree di competenza sono Soccavo e una parte di Fuorigrotta. Il 22 marzo del 1986 finisce per la prima volta in manette: gli agenti della Squadra mobile lo catturano in un appartamento in via Diocleziano.

La copertina del libro di Giacomo Cavalcanti: "Viaggio nel silenzio imperfetto"
La copertina del libro di Giacomo Cavalcanti: “Viaggio nel silenzio imperfetto”

Agli inizi degli anni Novanta, i pentiti dell’area flegrea lo indicano come un capoclan, ormai. Il suo gruppo traffica droga e taglieggia i commercianti della ricca via Epomeo, spesso in contrapposizione a quello di Cavalcanti.

Giacomo Cavalcanti
Il boss Giacomo Cavalcanti da giovane

Il 16 novembre del 1996 torna in manette. È sempre la polizia a identificarlo, in un appartamento a Recale, in provincia di Caserta, dove si nasconde con altri due camorristi. Nella stanza da letto, gli agenti trovano undici milioni in contanti, altri venticinque in assegni, tre cellulari, un giubbotto antiproiettile, una pistola, munizioni e una bomba a mano. Una inchiesta di qualche tempo prima aveva rivelato che i malviventi affiliati al suo clan, per evitare di cadere nella rete delle intercettazioni telefoniche, utilizzavano teledrin con numeri in codice, che venivano loro forniti da un imprenditore in odore di mala titolare di una piccola emittente televisiva locale.

Nel 2005, viene raggiunto da un nuovo ordine di carcerazione per l’omicidio di Antonio D’Apice, gestore del cinodromo di Fuorigrotta, avvenuto nel 1984. Con lui sono indagati anche Giacomo Cavalcanti e Paolo Sorprendente. Ma tutti e tre finiranno prosciolti.

Paolo Sorprendente
Paolo Sorprendente

Nel 2004, aveva conquistato spazio sui quotidiani locali e nazionali per la richiesta, bocciata dalla Corte di Cassazione, di poter utilizzare un pc in cella “per motivi di studio e di lavoro”.

Il rischio di poter utilizzare il computer per scambiare informazioni con l’esterno, attraverso floppy disk e dvd, era troppo elevato, dissero i giudici della Suprema Corte.

Il rione Traiano e la faida tra i narcos

La storia del clan Puccinelli, e di conseguenza quella dei suoi capi, Salvatore e Ciro, è legata indissolubilmente alla faida del rione Traiano con i Perrella, ex alleati e soci nel traffico di stupefacenti nell’area ovest della città. Un mercato ricco, che frutta centinaia di milioni di lire al mese, su cui si gettano – famelici – gruppi più o meno organizzati allettati dalle facili promesse di guadagno.

Ciro Puccinelli
Ciro Puccinelli

Salvatore Puccinelli viene arrestato il 13 marzo del 1992 per associazione camorristica e droga, dopo essere tornato in libertà su disposizione del Tribunale del riesame, a seguito dell’annullamento di una precedente ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio. Era già stato in carcere, per alcuni mesi, dopo il blitz dei carabinieri che lo avevano sorpreso, in casa di un affiliato, a supervisionare il confezionamento di centinaia di dosi di eroina.

I Puccinelli, all’inizio degli anni Novanta, sono in lotta con i Lago di Pianura e con i Grimaldi di Soccavo: una guerra senza esclusione di colpi, che provoca sgomento per la ferocia e la determinazione con cui i gruppi malavitosi cercano di annientare i rivali, una guerra nella quale – purtroppo – cadono per mano dei killer anche vittime innocenti.

Il boss Pietro Lago
Il boss Pietro Lago

Una maxi-inchiesta del giugno del 1992, basata su un rapporto di 4mila pagine degli investigatori dell’Arma, rileva gli interessi, fino ad allora sconosciuti, delle bande del rione Traiano nel traffico di rifiuti e nella gestione delle discariche in provincia di Napoli. Tanto che nell’indagine – condotta dai pm Antimafia Paola Ambrosio, Luigi Bobbio, Maurizio Fumo, Giovanni Melillo, Giuseppe Narducci e Aldo Policastro – viene coinvolto anche Gaetano Vassallo, ex consigliere comunale socialista del Comune di Cesa, in provincia di Caserta, sospeso dall’attività politica dal prefetto a seguito del suo arresto. Vassallo finirà sotto processo per le collusioni tra politica e camorra nell’affaire rifiuti e diciassette anni dopo sarà tra i grandi accusatori del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino.

Con le ultime inchieste del dicembre 2003 e del marzo 2007, che portano in galera quasi cinquanta persone, a vario titolo legate al boss Salvatore Puccinelli, il clan è quasi completamente sparito dalle mappe del crimine organizzato napoletano. E, come una storia che si ripete all’infinito, nuovi gruppi – tra cui i Leone e i Cutolo – si sono sfidati a colpi di pistola per prenderne il posto.

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