L'imprenditore Antonio Diana e il boss Michele Zagaria

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di
Francesco Vitale

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Tra i collaboratori di giustizia che nel corso degli anni, hanno aiutato a ricostruire la presunta rete di rapporti esistente tra gli imprenditori Armando, Antonio e Nicola Diana (rispettivamente zio e nipoti arrestati lo scorso 15 gennaio) e la fazione Zagaria del clan dei Casalesi, c’è anche Giuseppe Misso (omonimo dell’ex boss della Sanità, tra l’altro Missi all’anagrafe).

Quest’ultimo, considerato
una volta organico
alla cosca Schiavone,
fino a diventare gestore della cassa del gruppo,
nel corso dell’interrogatorio del primo febbraio 2016,
ha reso dichiarazioni
proprio sui legami esistenti tra gli imprenditori,
intesi anche come «repezzati», e i Zagaria

Nel periodo successivo alla uccisione di Antonio Bardellino, dichiara Misso, «i Diana, oltre ad occuparsi di trasporti e di concessionarie, acquistarono dei capannoni nella zona industriale di Gricignano d’Aversa. Lo stesso Armando (Diana) comunicò a me a mio padre di aver allacciato un ottimo rapporto con Zagaria Vincenzo, che già aveva un rapporto strettissimo con un altro fratello di Armando e Mario, Diana Costantino, che si occupava dei lavori pubblici tra cui la superstrada Nola-Villa Literno e i lavori dei regi lagni».

Il fatto che
il rapporto
fosse molto stretto è confermato,
sempre secondo quanto racconta Misso, anche dal nipote di Armando
e figlio di Mario, Nicola Diana

«Lo stesso Diana Nicola – spiega il pentito – con il quale io avevo un ottimo rapporto, mi confermò lo stretto rapporto che loro, Diana, avevano con Zagaria Vincenzo». Quando quest’ultimo, nel 1996 fu arrestato, precisa ancora Misso, «i Diana si legarono a Michele Zagaria». La circostanza è appresa dal collaboratore di giustizia, nel 2000, poco dopo la propria scarcerazione. «Lo appresi anche da Diana Armando che mi riferì che avevano creato un buon rapporto con Michele Zagaria, ma che tale rapporto lo gestivano i nipoti Diana Antonio e Diana Nicola», afferma Misso.

Che sempre nel corso della seduta del primo febbraio 2016, aggiunge: «Io poi sapevo che Diana Antonio aveva sposato una sorella di Barone Michele, persona notoriamente vicina a Zagaria Michele». La vicinanza tra Antonio e Nicola Diana e Michele Zagaria, racconta ancora il pentito, emerse anche attraverso altri episodi. «Diana Antonio aveva aperto a Cricignano d’Aversa uno stabilimento per trattare i rifiuti plastici e Barone Michele, alla mia richiesta di notizie sulle iniziative imprenditoriali del cognato, mi disse che l’iniziativa di Diana Antonio era seguita direttamente da Zagaria Michele».

Le «partecipazioni» del clan Zagaria
nelle attività degli imprenditori

Riferendosi a un’altra attività che i Diana avrebbero «gestito»insieme a Michele Zagaria, vale a dire un’area sosta sulla A1, nel territorio di Marcianise, Misso sottolinea pure: «Era chiaro che i Diana, e mi riferisco principalmente a Nicola ed Antonio, ma anche ad Armando, erano amichevolmente legati a Zagaria Michele in quanto venivano indicati come imprenditori amici di Zagaria, ai quali nessun altro poteva avvicinarsi a chiedere estorsioni». Un rapporto di amicizia, sottolinea ancora Misso, che Michele Zagaria, come era solito fare in casi del genere, teneva molto riservato: «Il rapporto con gli imprenditori amici era gestito gelosamente dagli Zagaria».

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