di Giancarlo Tommasone

La forza di intimidazione che proviene dal solo avvertire il nome dei paglialoni (così è pure chiamato, negli ambienti criminali, il gruppo degli Imparato del Rione Savorito), gioca un ruolo fondamentale nelle «scelte» da compiere da parte di commercianti e imprenditori stabiesi. Che, nel caso in oggetto, si vedono, alla fine, costretti a sottoscrivere contratti con una ditta che fornisce materiale antincendio. La società in questione, la Effedi Antincendio, è intestata a Domenico Fortunato e ad altre due persone, ma di fatto è riconducibile a Michele Imparato, alias Zi’ Peppe, finito in carcere, la scorsa settimana, insieme ad altri otto indagati.

Leggi anche / Il boss e l’ossessione
per la concorrenza: Castellammare è mia

Il progetto del gruppo del Savorito è quello di imporre la fornitura degli estintori a Castellammare, e nel comprensorio dei Lattari, senza precludersi la possibilità di estendere gli affari in altre zone della provincia partenopea. Ma a volte capita pure che, la vittima della presunta estorsione, non solo accetti di utilizzare gli estintori «proposti», ma addirittura si prodighi nel trovare nuovi clienti a Michele Imparato. La circostanza emerge dal brogliaccio delle numerose intercettazioni effettuate nel corso delle indagini, e allegato alla richiesta di applicazione delle misure cautelari, inviata all’attenzione del gip del Tribunale di Napoli. I fatti riportati risalgono all’autunno del 2015.

Il profilo / La sfrontatezza del boss
degli Imparato: io non ho paura dei giudici

Il titolare di una azienda viene contattato per la fornitura, e all’appuntamento per chiudere il contratto si presenta Imparato, insieme al tramite per l’affare. Intuendo che i prodotti antincendio gli fossero, effettivamente, imposti, l’imprenditore lo fa notare ai suoi interlocutori, che a questo punto si irrigidiscono e congelano la trattativa. Nel frattempo, però, l’imprenditore si informa e scopre che colui che gli ha proposto la fornitura è un ras dei paglialoni.

Passano alcuni giorni e la presunta vittima di intimidazione, temendo ripercussioni – sottolineano gli inquirenti  – in seguito a quanto accaduto durante il precedente appuntamento, chiama Michele Imparato.

Le intercettazioni, l’imprenditore a Imparato:
«Io faccio parte di un consorzio… e conta 35 aziende.
Io te le faccio prendere tutte quante… te le faccio prendere io»

A quest’ultimo, non solo dice che sottoscriverà il contratto, ma pure che si impegnerà a trovargli altri clienti, chiedendogli del listino prezzi per eventuali nuove forniture. «Il titolare della ditta richiamava Imparato e con tono di sottomissione», annotano gli investigatori, afferma: «Michele, senti, buongiorno, mi devi fare la cortesia… dico così vedendo il listino, mi servono dei prezzi indicativi (i prezzi degli estintori, ndr)… perché io faccio parte di un consorzio… e conta 35 aziende».  «Io te le faccio prendere tutte quante… te le faccio prendere io», continua l’imprenditore. Al che Michele Imparato dice: «Va bene».

AIUTACI CON UN LIKE A MANTENERE
L’INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

L’imprenditore si informa: «Poi, se devi arrivare a Napoli o a Mariglianella… per arrivarci, tieni problemi?». E Imparato risponde: «No, no. Non ci stanno problemi da nessuna parte». Infine, dopo aver fissato l’appuntamento per vedersi nel pomeriggio, l’imprenditore dice a Imparato: «Ti aspetto. Poi non ti preoccupare, che ci parlo io per te con le altre aziende».