Il porto di Castellammare di Stabia

di Francesco Vitale

La lotta senza quartiere, in barba a ogni regola della concorrenza, e soprattutto contraddistinta dal potere di intimidazione, proveniente dall’appartenenza a un gruppo malavitoso, Michele Imparato (classe 1970, anche detto Zi’ Peppe), la conduceva pure all’interno del porto di Castellammare di Stabia. E quando c’era un’altra ditta da scalzare, il ras del Rione Savorito, elemento apicale (secondo gli inquirenti) dei cosiddetti paglialoni, non rinunciava a mettere in atto i suoi propositi. L’obiettivo è quello di imporre i propri estintori (della ditta Effedi, della quale per i magistrati, è «titolare occulto») all’interno di un cantiere, precedentemente servito da un’altra società.

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I prodotti antincendio vengono sostituiti, ma la ditta che fino ad allora aveva lavorato in quel segmento, non ci sta. E quindi, attraverso i suoi operai si «impossessa di alcuni estintori che Imparato aveva installato all’interno del cantiere», è scritto nella richiesta di applicazione delle misure cautelari (sono state arrestate nove persone).

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Venuta a scoprire la cosa, Zi’ Peppe, chiama un suo contatto, tale Franco, (persona che risulterebbe comunque avulsa da contesti criminali), al quale dice di dover avvisare la società concorrente di riportare subito gli estintori indietro.

Altrimenti, «digli (al titolare della ditta concorrente) che lo brucio io (pure) a Sorrento. Adesso, lo brucio. Franco me li prendo dappertutto (gli estintori). Da tutte le parti me li prendo. Se non riporterà i miei estintori la dentro. Hai capito, Franco?». Imparato non solo minaccia di estendere la sua «attività imprenditoriale» anche in penisola sorrentina, ma fa pure notare al suo interlocutore che la società concorrente si è permessa di portare prodotti antincendio presso esercizi commerciali di Castellammare.

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«Poi li ha portati anche dietro alla ’Mbricciatella (zona della città delle acque), alla pescheria, un estintore. Lo sa che a Castellammare ci siamo noi, cosa ci viene a fare?». Franco dice a Imparato di non preoccuparsi, e questo, di rimando lo avvisa: «Digli che deve mettere a posto la cosa (al porto turistico) di Stabia. Franco, altrimenti a Sorrento lo brucio a questo. Lo vedi come te lo sto dicendo?».