(Nelle foto gli imputati Antonio Autore, Giuseppe De Martino e Fabio Riccardi)

Nuova stangata per gli eredi dei Sarno: gli imputati erano a vario titolo accusati di camorra, armi, estorsioni e traffico di droga

di Luigi Nicolosi

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Clan De Micco al capolinea, dopo le stangate incassate per i fatti di sangue arrivano anche le condanne per i reati associativi. Con la sentenza pronuncia questa mattina dai giudici della seconda sezione della Corte d’appello di Napoli i ras e gli affiliati alla cosca dei Bodò si sono visti sostanzialmente confermare i verdetti di primo grado. Non sono comunque mancate alcune riduzioni di pena. Eccole nel dettaglio.

I giudici d’appello hanno rideterminato la pena inflitta a Rocco Capasso in 4 anni di reclusione; a Moreno Cocozza in 13 anni e 5 mesi; a Michele Gentile in 10 anni; a Domenico Limatola in 9 anni; a Giovanni Ottaiano in 12 anni; a Roberto Pane in 12 anni e 10 mesi; a Roberto Scala in 15 anni e 10 mesi; a Vincenzo Scala in 9 anni; a Gennaro Sorrentino in 13 anni. Ribadite invece le condanne già inflitte lo scorso anno a Giuseppe Borriello, Francesco De Bernardo, Giuseppe De Martino, Giuseppe Napolitano, Nicola Pizzo e Fabio Riccardi.

In quello stesso processo erano inizialmente imputati anche il boss Luigi De Micco e il suo braccio destro Antonio De Martino, condannati all’ergastolo; e Luigi Esposito e Davide Principe, che hanno invece incassato trent’anni di reclusione. Per loro, accusati di essere a vario titolo i responsabili dell’assassinio del narcos ribelle Salvatore Solla, in secondo grado si è però proceduto separatamente. Tornando al filone associativo, le accuse mosse nei confronti degli odierni imputati vanno dall’associazione camorristica, all’estorsione e alla detenzione e porto illegale di armi, per finire alla ricettazione e all’incendio doloso, reati tutti aggravati dal metodo mafioso. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, avevano consentito di ricostruire l’ascesa del clan De Micco, che a partire dalla fine del 2012, grazie al tramonto dei Sarno, si era imposto nel quartiere Ponticelli come organizzazione criminale autonoma dotata di tutte le caratteristiche tipiche: la struttura gerarchica, il controllo del territorio, la gestione delle piazze di spaccio, un’ottantina addirittura, e le attività estorsive. Le indagini avevano consentito di ricostruire il contesto criminale in cui è maturato l’omicidio di Salvatore Solla e il ferimento di Giovanni Ardu, che si trovò nel posto sbagliato nel momento sbagliato il 23 dicembre 2016, individuando i mandanti e gli autori materiali: Luigi De Micco e Antonio De Martino.