I nuovi investimenti dei cartelli camorristici
La camorra investe anche nel comparto della "petrol-mafia"

La cosca camorristica coinvolta nella maxi operazione che ha portato a 70 arresti in tutta Italia e al sequestro di oltre un miliardo di euro.

Sono 71 le persone indagate nell’ambito dell’operazione “Petrol-mafie spa”, che unisce le inchieste delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Napoli, Roma, Reggio Calabria e Catanzaro, con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e di Eurojust. Un maxi blitz che ha portato alle 56 ordinanze di custodia cautelare (35 in carcere e 21 ai domiciliari) e ai 15 fermi, ma anche a un sequestro di beni per circa un miliardo di euro, facendo luce sulla “gigantesca convergenza” di interessi tra mafie e “colletti bianchi”, senza i quali per le prime sarebbe stato impensabile far fruttare fino a certi livelli il business della illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere “intestate a soggetti insospettabili, meri prestanome”.

Il lavoro degli inquirenti ha evidenziato il coinvolgimento dei clan di ‘ndrangheta Piromalli, Cataldo, Labate, Pelle e Italiano nel Reggino e Bonavota di S. Onofrio, gruppo di San Gregorio, Anello di Filadelfia e Piscopisani a Catanzaro. Sul fronte anti-camorra, le indagini delle DDA di Napoli e Roma hanno portato alla luce il ruolo del clan camorristico Moccia e i suoi rapporti con la Max Petroli srl, ora Made Petrol Italia, di Anna Bettozzi, che aveva ereditato l’impero di Sergio Di Cesare, noto petroliere romano.

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Nel dettaglio, la grave crisi finanziaria che quest’ultima ha dovuto fronteggiare, avrebbe richiesto importanti liquidità da parte di clan di camorra, tra cui i Casalesi e proprio i Moccia. L’innesto dei nuovi capitali avrebbe consentito di far passare il volume d’affari del gruppo da 9 a 370 milioni di euro in tre anni. Nei confronti della Bettozzi, anche l’accusa di aver sfruttato i classici sistemi di frode attraverso 20 società “cartiere”, in modo da eludere con la Made Petrol le pretese erariali.

A capo del nuovo canale “legale” di investimento proprio Antonio Moccia, esponente di vertice della cosca, attraverso contatti con l’imprenditore di settore Alberto Coppola, i commercialisti Claudio Abbondandolo e Maria Luisa Di Blasio e con il faccendiere Gabriele Coppeta. Coppola sarebbe stato sempre presentato come “cugino” di Moccia per favorire le relazioni commerciali. Situazione che lo ha anche messo al centro del mirino di altri gruppi di camorra, indispettiti dalla rilevanza del business dei Moccia nel settore degli oli minerali, nel quale il clan era diventato egemone grazie ai prezzi più che competitivi ottenuti con una serie di frodi. Antonio Moccia è, così, costretto a imporre una pax mafiosa cedendo una quota dell’impianto di carburanti al clan Mazzarella dopo il secondo attentato proprio nei confronti di Coppola. I cui uffici napoletani, secondo quanto appurato dagli inquirenti, sarebbero diventati il centro logistico per le attività fraudolente del gruppo.

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