La tenuta di un narcos colombiano dedicata alla città di Napoli
La tenuta di un narcos colombiano dedicata alla città di Napoli

di Giancarlo Tommasone

Stando ai dati del report della Direzione investigativa antimafia, anche per il primo semestre 2018, quella degli stupefacenti è da considerarsi tra le attività più remunerative e su cui maggiormente puntano i clan camorristici. In cima alla lista delle sostanze psicotrope si piazza la cocaina, ma è notevole anche il flusso di hashish e marijuana. Nel corso degli anni sono cambiate le rotte dell’importazione e il traffico, nell’ultimo periodo, segue, per la polvere bianca, la direttrice Sudamerica-Olanda-Spagna.

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La droga viene acquistata nei Paesi
del nuovo continente e poi confluisce in Europa
attraverso la penisola iberica e la Nazione dei tulipani.

Le attività condotte dalle forze dell’ordine tra gennaio e giugno dello scorso anno, testimoniano dei rapporti rafforzati tra i clan napoletani e il cartello colombiano della droga. A febbraio del 2018 una importante operazione della polizia di Stato è stata effettuata nei confronti di due organizzazioni criminali, i De Micco di Ponticelli e un gruppo stanziale presso il Rione Pazzigno di San Giovanni a Teduccio.

Il boss Giuseppe Polverino subito dopo la sua estradizione dalla Spagna

Le risultanze investigative hanno accertato che lo stupefacente, proveniente dalla Colombia, transitava dall’Olanda e dalla Spagna, per essere poi rivenduto sul territorio di influenza dell’organizzazione dei citati gruppi, nonché nel Lazio (a Fondi e a Cassino) ed in Toscana (a Massa Carrara). L’indagine, denominata «Scugnizza 2», prese il via dagli sviluppi della precedente operazione, «Scugnizza» (così era stata battezzata l’imbarcazione utilizzata per trasportare la cocaina) che, nell’aprile 2017, aveva fatto luce su un traffico di stupefacenti dal Venezuela.

La droga era nascosta nel sottofondo della barca:
proprio lì furono rinvenuti e sequestrati 680 chili di cocaina.

Dal Sudamerica al Marocco, altro Paese fondamentale per l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti da parte dei clan di Napoli e provincia. Nel mese di marzo scorso, nell’ambito dell’operazione «Smoking», i militari dell’Arma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa a conclusione di un’indagine che ha riguardato un’associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, con base a Marano.

Del «cartello» facevano parte pregiudicati dei clan Orlando, Nuvoletta e Polverino. I malavitosi provvedevano ad acquistare in Marocco, tramite il sistema delle «puntate» (investimento economico sulla partita di stupefacenti da acquistare, retaggio dei «buoni» tipici dei contrabbandieri di sigarette) di ingenti quantitativi di droga. La sostanza veniva inviata in Italia attraverso la Spagna.

Soggetti affiliati al gruppo Nuvoletta di Marano,
figurano inoltre, tra i destinatari di altre misure cautelari
eseguite – nel mese di aprile scorso – dai carabinieri,
nell’ambito dell’operazione «Cuba Libre».

Del «cartello» camorristico, questa volta, facevano parte oltre ai Nuvoletta, i gruppi Ciccarelli di Caivano e Leone del Rione Traiano di Napoli. Il personaggio principale, il «perno» intorno al quale ruotava il racket degli stupefacenti, era un latitante che, stabilitosi tra l’Olanda e la Spagna, grazie ai contatti con i narcos colombiani del cartello di Cali, «avrebbe fatto da intermediario per l’acquisto di cocaina», è scritto nella relazione della Dia.

L’arresto del boss Paolo Di Lauro (settembre 2005)

Seguendo le direttrici classiche, lo stupefacente veniva consegnato ad organizzazioni di trafficanti attive nelle «piazze» di Napoli e del Napoletano: Rione Traiano, Marigliano, Castello di Cisterna, Parco Verde di Caivano. Tra i soggetti coinvolti dall’operazione, figura anche un appartenente delle forze dell’ordine, «accusato di aver fornito indicazioni agli associati su indagini a loro carico, e un imprenditore campano che, nei forni elettrici prodotti dalla sua azienda, occultava il denaro da inviare in Colombia».