di Giancarlo Tommasone

Stando ai dati che emergono dalla relazione parlamentare (secondo semestre 2017) sull’attività della Dia, la presenza della camorra – sia cittadina che della provincia partenopea – si registra all’estero, soprattutto per il business delle sostanze stupefacenti. Partendo dai Paesi extraeuropei, c’è da segnalare, che durante il semestre in esame, è stata avviata un’attività info-investigativa con il locale Ufficio Interpol, riguardante il rintraccio di un latitante italiano, collegato al clan Licciardi.

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L’uomo, localizzato in Messico, è stato successivamente arrestato in Spagna e poi estradato in Italia.

Affari della camorra sono imbastiti storicamente anche in altri Paesi del continente americano, ad esempio in Colombia. Proprio le organizzazioni colombiane (e sudamericane in genere, che hanno stretti rapporti di «lavoro», in particolare, con il clan Amato-Pagano) hanno allestito basi logistiche nei principali Paesi dell’Africa occidentale, primo fra tutti il Senegal, dove, attraverso società di copertura di import-export e di pesca, provvederebbero al recupero, allo stoccaggio ed al trasferimento della droga in Europa e quindi in Italia.

Passando agli Stati Uniti, si deve considerare che anche qui, per il semestre considerato, è stata rilevata l’attività dei clan nostrani. Ma fuori dai confini nazionali, è comunque nel vecchio continente che le organizzazioni campane si muovono con maggiore frequenza.

Notori i contatti con la malavita presente nei Paesi dell’ex blocco sovietico.

In particolare, in Romania, l’11 agosto dello scorso anno è stato arrestato un soggetto collegato al gruppo Sacco-Bocchetti, vicino ai Licciardi. Il narcosi gestiva il traffico di cocaina tra Italia e Spagna, e sostanziosi rifornimenti di eroina dalla Grecia.

Paolo Di Lauro
Paolo Di Lauro, il boss soprannominato Ciruzzo ‘o milionario, in una foto segnaletica del 1998

«Recentemente – emerge dalla relazione – la criminalità campana, grazie alla presenza di cittadini italiani ivi emigrati, utilizza il territorio romeno per la contraffazione di valuta, come testimonia una recente operazione del 13 novembre 2017». L’attività investigativa ha permesso di scoprire un’organizzazione criminale – con basi operative in Campania e in Romania – che era dedita soprattutto alla falsificazione di euro ed alla loro messa in circolazione nel territorio italiano e dell’Ue.

Valentino Gionta, padrino di Torre Annunziata

Il gruppo ruotava intorno alle figure di soggetti campani, che avevano stretto contatti con cittadini italiani (in alcuni casi loro conterranei) trasferitisi in Romania da tempo. Vale pure ricordare che la mala napoletana intesse storicamente rapporti con organizzazioni presenti nei Paesi della ex Jugoslavia (Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Serbia e Slovenia).

Per quel che riguarda l’Olanda, invece, è stata segnalata la presenza di gruppi camorristici riconducibili ai clan La Torre, Polverino, Gionta, Gallo, Sarno, Di Lauro e alla Alleanza di Secondigliano.

I citati sodalizi risultano attivi nel traffico di stupefacenti, nella contraffazione, nel gioco d’azzardo e nel riciclaggio di capitali. Chiudiamo con la Spagna, Paese che vede «infiltrazioni» assidue da parte dei clan di Napoli e provincia.

Gli interessi sono quelli mantenuti nel settore delle sostanze stupefacenti, «come dimostra l’operazione internazionale conclusa il 5 luglio 2017 nei confronti di un clan camorristico».

Tramite l’attività investigativa internazionale si è riusciti a smantellare una vasta attività di riciclaggio legata al narcotraffico gestito da soggetti ritenuti vicini alla camorra «che aveva base presso un ristorante di Barcellona di proprietà di italiani». Nei traffici di droga e, soprattutto, in attività di riciclaggio, sono coinvolti clan storicamente presenti in Spagna: parliamo dei Polverino e degli Amato-Pagano.

Il boss della camorra, Giuseppe Polverino
Il boss della camorra, Giuseppe Polverino

«Il territorio iberico, da anni, risulta anche luogo privilegiato per il soggiorno di latitanti. Si segnala, al riguardo, la cattura, avvenuta a Civitavecchia il 28 dicembre 2017, di un elemento di spicco della camorra appena sbarcato dalla Spagna. Lo stesso, affiliato al clan Lo Russo, nel mese di novembre era riuscito a sfuggire ad un’attività investigativa che aveva consentito di individuare e colpire un’associazione di tipo mafioso dedita al traffico di stupefacenti in ambito internazionale», è annotato nella relazione.

La Spagna rappresenta anche un territorio di passaggio per l’hashish proveniente dal Marocco e destinato ai clan napoletani. Tra questi il gruppo Gallo-Limelli-Vangone, che risulta attivo nei rapporti con i cartelli colombiani, dai quali provengono elevati quantitativi di cocaina che attraversano il territorio iberico.