(Nelle foto gli imputati Antonio Genidoni, Vincenza Esposito ed Emanuela Esposito)

Condanne severe nel processo celebrato con il rito ordinario, stangata ai registi della faida: assolta soltanto la moglie del capoclan

di Luigi Nicolosi

I nuovi ras della mala del rione Sanità tornano alla sbarra per la conclusione del processo di primo grado celebrato con il rito ordinario e quello che ne viene fuori è un vero e proprio colpo da kappò. I giudici dell’undicesima sezione penale del tribunale di Napoli oggi pomeriggio hanno infatti inflitto oltre centodieci anni di reclusione ai capi e ai fiancheggiatori del clan Esposito-Genidoni. L’unica, clamorosa assoluzione è stata quella rimediata da Vincenza Esposito, consorte del boss Antonio Genidoni, la quale, difesa dagli avvocati Leopoldo Perone e Gennaro Pecoraro, è uscita indenne dal processo per associazione di stampo mafioso. Per lui il pubblico ministero aveva chiesto otto anni di carcere in sede di requisitoria.

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Queste nel dettaglio le pene inflitte agli imputati. Antonio Genidoni, accusato di camorra e del tentato omicidio Bara, 20 anni di reclusione; Addolorata Spina, esclusa l’accusa di capo e promotore, 14 anni; Emanuele Esposito, 12 anni; Salvatore Basile, 16 anni; Francesco Spina, 18 anni; Alessandro Daniello, 12 anni; Agostino Riccio, 13 anni; Mosè Molli, 9 anno; Alfredo Sartore (pentito), 4 anni; Vincenza Esposito, assolta.

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