di Francesco Vitale

«Questi non sanno proprio»
fare niente. E’ la frase (intercettata) di Vincenzo Tolomelli (considerato elemento apicale del clan Contini), mentre, all’interno della sua vettura, parla con Giovanni Esposito (alias scartella), ritenuto dagli inquirenti, suo sodale. I due discutono di un tentativo di estorsione, tramite il metodo delle cambiali, che viene attuato – è riportato nell’ordinanza a carico dell’Alleanza di Secondigliano – da Antonio Aieta, Gennaro Costa e Salvatore Botta.

Il biglietto per convocare la vittima
reca i nomi dei tre componenti del clan

Da quanto ricostruiscono gli investigatori, i tre incaricano un ragazzo (non meglio identificato) di porgere un biglietto (su cui si riportano i loro nomi) a un commerciante con attività in provincia di Napoli, per un appuntamento a cui deve farsi trovare.

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L’obiettivo è quello di incontrare l’imprenditore per imporgli il pizzo attraverso lo «sconto» di cambiali. L’uomo si confida con il padre, che pure è impegnato con delle attività commerciali, ma sul territorio del Vasto, e quest’ultimo, per avere chiarimenti relativi alla vicenda, si rivolge a Tolomelli.

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Dalle successive conversazioni intercettate di Vincenzo Tolomelli con componenti del clan, si evince come l’estorsione non sia «praticabile», secondo le regole della malavita. L’imprenditore a cui è rivolta la richiesta, infatti, ha una attività in provincia di Napoli, e quindi fuori dal territorio di competenza dei Contini.

Tolomelli, mentre parla con Giovanni Esposito, appare molto critico rispetto alle modalità con le quali i tre (Antonio Aieta, Salvatore Botta e Gennaro Costa) hanno convocato il commerciante.

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Considera altamente pericoloso, inviare un biglietto su cui sono stati lasciati i nomi dei tre componenti del clan Contini, da cui parte la richiesta estorsiva. «Quelli gli hanno mandato un biglietto a quello… Totore (Salvatore) Botta, ‘o piccerillo (Antonio Aieta, ndr), e Gennaro Goldrake (Gennaro Costa, ndr)… proprio un biglietto», afferma Tolomelli. Che sottolinea tutti i rischi di una operazione del genere: «Il biglietto in mano (…) Va in mano alle guardie una cosa di questa, cioè non sanno proprio…». Nell’ordinanza non viene riportato se il tentativo di estorsione, abbia o meno, avuto esito.