Il boss all'affiliato impertinente: il capo sono io (foto di repertorio)

Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha incontrato ieri presso il Palazzo di giustizia di Cagliari, i magistrati della Dda e i responsabili dei servizi integrati di polizia giudiziaria. Al centro dell’incontro il pericolo di infiltrazione da parte dei clan in Sardegna, con una criminalità organizzata proiettata da un lato verso il traffico di stupefacenti, dall’altro verso il reinvestimento di denaro di provenienza criminale. E in questo caso la presenza di villaggi-vacanze può essere terreno fertile per occultare reinvestimenti illeciti. Torna alla mente l’inchiesta che nel 2014 vide tra i 17 indagati anche l’eurodeputato Salvatore Cicu su un presunto riciclaggio di denaro del clan dei Casalesi e D’Alessandro. Cicu sarebbe stato socio occulto della Tu.ri.cost srl, proprietaria dell’hotel S’Incantu di Villasimius sequestrato dalla Gdf e acquisito, secondo l’accusa, dai cartelli criminali.

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Clan D’Alessandro che, nella prima relazione semestrale del 2018 firmata dalla Direzione Investigativa Antimafia, risulta essere molto attivo proprio in Sardegna. Con la famiglia di Scanzano che è riuscita a stringere accordi con amministratori locali per mettere le mani sul settore turistico dell’isola, nella provincia di Cagliari.

Tornando al febbraio del 2016, beni per oltre 100 milioni di euro vennero sequestrati dalla Dia con una operazione condotta tra il Lazio e, appunto, la Sardegna, con 5 persone finite in manette perché ritenute responsabili di aver costituito un gruppo criminale dedito all’usura e al gioco d’azzardo. Una vera e propria centrale del crimine vicina al clan Giuliano.

 

Nel luglio del 2017 l’azione della Procura permise di smascherare e smantellare un gruppo criminale legato a diversi clan camorristici: clan Mallardo di Giugliano, clan Di Lauro, gli scissionisti, i clan Puca e Verde di Sant’Antimo, la cosca Aversano di Grumo Nevano e clan Perfetto di Chiaiano. Gruppo che aveva il compito di ripulire il denaro delle cosche, attraverso ramificazioni in tutta Italia, compresa la Sardegna.

E’ l’ottobre del 2018 quando tra gli arrestati per un ingente traffico di cocaina che arrivava per posta da Napoli alla Sardegna, finisce anche Giuseppe Vatiero, 57 anni, noto “Peppe a basetta”, considerato un esponente di spicco del clan Mazzarella del quartiere Mercato di Napoli, per conto del quale controllava in passato le cosiddette “Case nuove”.

La Sardegna venne scelta anche da Giuseppe Stabile, 52 anni, avvocato penalista originario di Aversa, come rifugio per la sua latitanza. Condannato a 11 anni di reclusione per la partecipazione e il concorso esterno a due associazioni camorristiche responsabili tra l’altro di omicidi ed estorsioni, i clan Aversano e Marrazzo, a mettergli le manette ai polsi, i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Sassari. I militari lo rintracciarono a inizio 2018 nell’abitazione in cui aveva trovato riparo dal 22 dicembre, quando aveva fatto perdere le proprie tracce dopo essere evaso dagli arresti domiciliari.

Infine, nell’agosto del 2018, quasi un anno fa, la Sardegna divenne terreno se non proprio di “conquista”, ma quantomeno di sfruttamento non proprio lecito, per 10 esponenti del clan attivo nelle zone di Barra e San Giovanni a Teduccio. Che, però, in maniera senza dubbio meno organizzata, provarono a pagare il conto di una vacanza in hotel di lusso con carte di credito clonate e banconote false.