Il boss Edoardo Contini al momento dell'arresto

Mai fidarsi della parola di un camorrista. Soprattutto quando finge di voler aiutare la vittima di una estorsione, che sta attuando. E’ una leggenda, brutta assai, in verità, anche quella della «protezione» verso la persona che paga il pizzo. Una «storia vuota e ignobile» che si continua a raccontare, per rendere meno doloroso e tragico il calvario di chi è costretto a subire. Lo impara molto presto un commerciante del Vasto, che «forte» del fatto di versare la quota mensile (la cosiddetta «tassa della tranquillità») al clan Contini, chiede aiuto a Vincenzo Tolomelli, affinché intervenga e «ristabilisca gli equilibri». Il commerciante si rivolge a Tolomelli perché è stato picchiato da un affiliato ai Licciardi (dalle parole intercettate di Tolomelli, non si capisce per quale motivo), sua moglie è stata minacciata, e a questo punto, «pretende» che il patto per la «protezione» venga rispettato.

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Ma non accade niente di tutto ciò, Tolomelli infatti, si tira indietro, adducendo come scusa il fatto che è vero, il commerciante paga il pizzo ai Contini, ma lo versa a Giuseppe Ammendola (all’epoca latitante), e non certo a lui. «Io che c’entro? La questione la deve risolvere quello che va fuggendo (Ammendola, che è latitante)», dice intercettato Tolomelli. La circostanza emerge dall’ordinanza relativa all’ultima inchiesta condotta contro l’Alleanza di Secondigliano. Un intero paragrafo è dedicato alle «sorti» del commerciante del Vasto, che oltre a essere vittima di estorsione, diventa presto anche vittima di usura.

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In evidente difficoltà economica, anche a causa del pagamento del pizzo mensile, invece di rivolgersi alle forze dell’ordine, per paura e per un evidente questione di «omertà» (forme di «reverenza» che collimano in situazioni del genere) si vede costretto a prendere dei soldi dal clan.

Ottiene 11mila euro con la promessa che ne restituirà 21mila. Molto presto, non può far fede al patto, e si scontra con Ettore Esposito (elemento di spicco dei Contini), che pretende il pagamento. Ciò, nonostante sia Vincenzo Tolomelli che Maria Licciardi – si evince dall’ordinanza a firma del gip Roberto D’Auria – avessero provato a mediare (inutilmente), per far recedere Esposito dal suo proposito.

Maria Licciardi

Il picchiatore del clan se la prende
per due volte con l’uomo sbagliato

Il comportamento del commerciante che non onora il debito, innesca anche una punizione. Solo che l’inviato del clan commette un errore, e per uno scambio di persona, picchia per due volte l’«uomo sbagliato». «Acchiappò il chiattone e lo picchiò, ma lui disse: che cosa vuoi da me? Io i soldi li ho dati… è quell’altro che ancora ve li deve dare», racconta Tolomelli (intercettato) ad Antonio Cristiano.