Divise infangate, il colloquio tra Camillo Petito e Francesco Di Lorenzo mette nei guai il sottufficiale Di Marino: «L’ho incontrato stasera, prima di venire»

di Luigi Nicolosi

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Un’informazione ancora coperta dal segreto investigativo che, rivelata alle persone “sbagliate”, ha rischiato di mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa dell’inchiesta e l’incolumità dei parenti del neo collaboratore di giustizia. Tra le principali contestazioni mosse dalla Dda di Napoli al maresciallo in servizio nella tenenza di Sant’Antimo, Vincenzo Di Marino, c’è quella di aver riferito ad alcuni esponenti del clan Puca la recentissima decisione di Domenico Esposito, compagno di Rosa Puca, a sua volta madre del pentito Ferdinando Puca, di passare dalla parte dello Stato. Un’accusa pesante, che è valsa al sottufficiale dell’Arma l’imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa. Oltre che le manette nel maxi-blitz di pochi giorni fa.

Gli inquirenti hanno ricostruito la circostanza grazie all’intercettazione ambientale di due diversi incontri. Il primo, avvenuto la sera del 29 giugno del 2017, sarebbe stato anticipato da una telefonata in cui il maresciallo Di Marino, conversando con l’imprenditore in odore di clan Camillo Petito, concordava un appuntamento: «Sto a casa, quando stai giù bussami che scendo», furono le sue parole. Nella conversazione successiva, dunque dopo aver incontrato il carabiniere “infedele”, Petito telefona al referente politico della cosca, il consigliere comunale Francesco Di Lorenzo: «Ora che vengo… rispondi al telefono… che ti devo dire una cosa». Fissato l’appuntamento, Di Lorenzo e Petito arrivano quindi al faccia a faccia: «Si è pentito un altro, si è pentito…», mette subito in chiaro il secondo, per poi aggiungere: «Si è buttato… si è buttato per la libertà… il marito di quella puttana… quella che stava vicino alla moglie del “porco”, il marito sarebbe quello… come si chiama… quello scemo!». Di Lorenzo approfondisce la questione chiedendo: «Lo tiene Sant’Antimo? Io ho visto Luca e non mi ha detto niente…». Petito risponde così: «E io mi sono incontrato stasera… prima che venivo».

Sul punto, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, gli inquirenti non sembrano avere dubbi: «Petito – scrivono nel provvedimento cautelare – dopo l’incontro avuto con il maresciallo Di Marino informava Di Lorenzo del pentimento di un soggetto, noto a entrambi. Il soggetto, alla luce dei riferimenti prodotti nel corso del dialogo, va identificato in Domenico Esposito. Il neo dichiarante era infatti il compagno di una donna definita da Di Lorenzo “la moglie del porco”, la donna è identificabile in Rosa Puca, moglie del defunto Giuseppe Puca alias “’o puorc”, elemento di spicco del clan Puca; il figlio della donna risultava invece già collaboratore di giustizia e dunque è identificabile in Ferdinando Puca». Un intreccio al veleno, frutto degli interessi comuni di politici corrotti, affiliati e carabinieri infedeli, che la retata di inizio settimana potrebbe però aver finalmente spezzato per sempre.