di Giancarlo Tommasone

Nove persone sono finite in carcere mentre ad altre tre è stato notificato il divieto di dimora in Campania. L’operazione portata a termine dai carabinieri ha riguardato il gruppo Imparato, detto dei «paglialoni», attivo nel Rione Savorito di Castellammare di Stabia e considerato «fiancheggiatore» del clan D’Alessandro. Gli arresti sono stati disposti per Michele Imparato (alias zi’ Peppe), e suo fratello Salvatore (inteso anche Totore ‘o paglialone); Ciro Amodio; Nicola Capasso; Gregorio Cesarano; Giovanni Di Maio; Giovanni Longobardi; Francesco Massa; Silvio Onorato. L’obbligo di dimora fuori dalla Campania è stato spiccato, invece, per Pasquale Cabriglia, Catello D’Auria e Domenico Fortunato. In totale gli indagati sono diciotto, sei dei quali a piede libero. Si tratta di Catello Amore; Ciro Gargiulo; Catello Martino; Luigi Natino; Carlo Scelzo (detenuto in carcere, ad Aversa, per altro); Annamaria Schettino. Le persone coinvolte nell’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli, rispondono a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di droga (con l’aggravante di agevolare il clan D’Alessandro), estorsione aggravata in concorso, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso.

Il rione in cui si organizzò
il falò contro i pentiti

Il ‘falò dei pentiti’ a Castellammare di Stabia

Il Rione Savorito è lo stesso, che lo scorso dicembre, alla vigilia del giorno dell’Immacolata, balzò di nuovo ai disonori della cronaca per l’incendio del fantoccio del pentito. Secondo gli inquirenti, il capo del gruppo era Michele Imparato,  che, tra l’altro, risponde anche di episodi di imposizione di prodotti antincendio.

L’attività di intelligence
Le intercettazioni

«Le intercettazioni  – è riportato nella richiesta di applicazione delle misure cautelari personali – facevano affiorare il predominio criminale degli Imparato, con il conseguente assoggettamento di negozianti ed imprenditori locali nel settore dei mezzi antincendio (estintori)». In tale ambito, gli investigatori fanno emergere la riconducibilità della ditta «Effedi Antincendio a Michele Imparato sebbene formalmente intestata a Domenico Fortunato (e ad altre due persone)». Per piazzare i prodotti della ditta, sottolineano gli inquirenti, non si «risparmiavano minacce», facendo contare il nome e il peso degli Imparato. Zi’ Peppe, intercettato (il 10 marzo del 2016) mentre, a bordo di un’auto, parla con Domenico Fortunato, sottolinea «in maniera inequivocabile che il loro successo nella stipula dei “contratti antincendio” era dovuto appunto all’appartenenza alla famiglia Imparato. Ancora, Michele Imparato chiedeva a Fortunato di provvedere al mantenimento  economico della sua famiglia nel caso in cui fosse stato arrestato». E c’è di più, Zì Peppe – è sempre riportato nella richiesta di applicazione delle misure cautelari personali – «giurava che fino a quel momento  avrebbe fatto sì che Fortunato, nel settore di competenza, diventasse “il padrone di Castellammare”».

In proposito Michele Imparato afferma: «Perché tu devi essere il padrone di Castellammare… perché un domani vado in carcere io, Mimmo. Mimmo stammi a sentire… vado in carcere… Ti devi mettere a posto tu. Lo devi sapere tu, non te lo voglio dire più. Non te lo voglio dire più». Imparato è al lavoro anche per un altro progetto, il «monopolio» nella distribuzione di estintori. «Nessuno più deve mettere gli estintori, hai capito. Al di fuori dei paglialoni», dice a Domenico Fortunato.

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Sempre parlando con quest’ultimo, Zi’ Peppe (la conversazione intercettata ha luogo ancora all’interno dell’auto), spiega come si comporterà, se un giorno si troverà davanti al giudice, per una eventuale contestazione da parte della magistratura. «Perché poi quando andrò dal giudice… se un indomani accadrà qualche cosa… gli diro: “Ma signor giudice, ma voi ditemi una cosa, ma secondo voi… come dicono i pentiti … come hanno fatto le indagini, come …. ma io potrei mai andare a minacciare da tutte le parti, Campania, Pimonte, Agerola, Sorrento…ma la gente si terrebbe le mie minacce?… Cosa dite voi? Perché noi andiamo dappertutto  a mettere gli estintori…ma come è questa cosa?…”. Ma pure il giudice sai cosa dice? “Imparato vanne a mettere altri due, vai”. Hai capito?… Perché io poi mi ci attacco con i giudici, Mimmo, io non mi prendo paura dei giudici».