Il 'falò dei pentiti' nel Rione Savorito, considerato la 'roccaforte' degli Imparato

di Giancarlo Tommasone

Secondo quanto ricostruiscono gli inquirenti nella richiesta di applicazione delle misure cautelari nei confronti del gruppo del Rione Savorito, quella dell’espansione da parte della ditta guidata occultamente da Michele Imparato, alias Zi’ Peppe, era diventata molto di più di una questione personale, quasi una «ossessione» di «prendersi tutta Castellammare», per poi espandersi anche nelle altre zone del comprensorio stabiese e dei Lattari.

Il racket degli estintori
da piazzare
a Castellammare di Stabia

Attraverso l’imposizione ai clienti, sottolineano i magistrati, di estintori forniti dalla «Effedi Antincendio, ditta riconducibile a Michele Imparato sebbene formalmente intestata a Domenico Fortunato (e ad altre due persone)».

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La circostanza emerge dalle numerose intercettazioni effettuate nel corso delle indagini. La microspia installata dagli 007 coordinati dalla Dda, all’interno della vettura utilizzata da Michele Imparato, rendicontano in «maniera precisa e inequivocabile» dell’azione del ras del Savorito. A novembre del 2015, durante una conversazione con Domenico Fortunato, Zi’ Peppe afferma: «Non hanno capito che a Castellammare estintori (le ditte concorrenti, ndr) non li deve mettere nessuno più (…) Hai capito o no? Non hanno capito che a Castellammare estintori non li deve mettere più nessuno(…) Io a chi trovo, trovo, tolgo da mezzo a Castellammare,… chi sono, sono! E poi, se possiamo prenderli anche da fuori (i contratti per piazzare gli estintori) ce li prendiamo anche da fuori, ma a Castellammare, a Castellammare. Nessuno più deve mettere gli estintori, hai capito? Al di fuori dei paglialoni (come è meglio conosciuto il gruppo degli Imparato, ndr)».

E dopo
la città delle acque,
c’è un altro
territorio da conquistare,
quello dei Lattari

Per tale motivo, evidenziano gli investigatori, «Michele Imparato più volte manifestava a Domenico Fortunato, la volontà di espandersi anche oltre Castellammare ed in proposito venivano registrate una serie di conversazioni ambientali», attraverso le quali si evince la modalità «molto riservata che Zi’ Peppe avrebbe utilizzato per incontrare “zi’ Raffaele ’o burraccione”, vale a dire Raffaele Afeltra, esponente di spicco dell’omonimo clan “Afeltra-Di Martino”, operativo nei comuni di Agerola, Pimonte e Gragnano». Per tale motivo, annotano sempre gli inquirenti, Michele Imparato comunicava a Domenico Fortunato che avrebbe fissato un appuntamento, in maniera riservata, con Raffaele Afeltra, tramite tale «Michele (…) Ci dobbiamo mettere nella macchina con lui e dobbiamo salire qua! … Digli a zi’ Raffaele dove ci possiamo vedere e prendi un appuntamento … Dove ci possiamo vedere, senza salire per la via sua (senza farci vedere nelle  proprietà di Raffale Afeltra)… hai capito? … E poi io glielo spiega  zio Peppe… Qua sopra. Dobbiamo mandare un paio di guaglioni e me li devi far faticare per qua sopra… ristoranti… i cosi… gli estintori», è annotato nella richiesta di applicazione delle misure cautelari.

L’appuntamento da fissare
con il ras Raffaele Afeltra

Nello scritto della polizia giudiziaria, è sottolineato come Michele Imparato, «sebbene fosse in buoni rapporti con Raffaele Afeltra, preferiva relazionarsi con quest’ultimo tramite terze persone per non incappare in controlli delle forze dell’ordine».

L’operazione scattata nei giorni scorsi contro gli Imparato, gruppo che fa capo ai D’Alessandro, ha prodotto in totale, nove arresti, mentre a tre persone è stato notificato il divieto di dimora in Campania.

I nomi dei destinatari
delle misure cautelari
Gli indagati, in totale,
sono diciotto

Gli arresti sono stati disposti, oltre che per Michele Imparato, per suo fratello Salvatore (inteso anche Totore ‘o paglialone); Ciro Amodio; Nicola Capasso; Gregorio Cesarano; Giovanni Di Maio; Giovanni Longobardi; Francesco Massa; Silvio Onorato. L’obbligo di dimora fuori dalla Campania è stato spiccato, invece, per Pasquale Cabriglia, Catello D’Auria e Domenico Fortunato. In totale gli indagati sono diciotto, sei dei quali a piede libero. Si tratta di Catello Amore; Ciro Gargiulo; Catello Martino; Luigi Natino; Carlo Scelzo (detenuto in carcere, ad Aversa, per altro); Annamaria Schettino.

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Le persone coinvolte nell’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli, rispondono a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di droga (con l’aggravante di agevolare il clan D’Alessandro), estorsione aggravata in concorso, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso.