di Giancarlo Tommasone

Gli equilibri sono cambiati a Sant’Antonio Abate, località che tocca quasi i ventimila abitanti, alloggiata nella pianura distesa ai piedi dei Monti Lattari. La partnership che le famiglie locali avevano con i D’Alessandro, si è trasformata in controllo da parte del  clan di Scanzano. All’organizzazione malavitosa dei capostipiti  Catello e Gioacchino Fontanella, fiaccata dai colpi dello Stato, dunque, nel corso dell’ultimo periodo è subentrata quella di Castellammare di Stabia. Lo rilevano gli investigatori, lo dicono i recenti arresti, due dei quali eseguiti nelle scorse ore.

Il duplice arresto è stato effettuato dai carabinieri

Nino Spagnuolo (41 anni) e il 35enne Francesco Delle Donne, entrambi stabiesi e ritenuti vicini al clan D’Alessandro, sono stati arrestati per un tentativo di estorsione aggravata dalle finalità mafiose. I carabinieri hanno notato i due, mentre parlavano animatamente con un imprenditore di Sant’Antonio Abate, al quale sarebbe stata rivolta la richiesta del pizzo. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma di stanza a Torre Annunziata, la coppia già nei giorni scorsi, avrebbe vantato identica pretesa alla stessa presunta vittima, titolare di un’azienda di trasporti su mezzi pesanti. Dopo il disbrigo delle formalità di rito Spagnuolo e Delle Donne sono finiti nel carcere di Poggioreale.

Il rione Scanzano di Castellammare di Stabia

Gli inquirenti tastano il polso della situazione nell’area stabiese, attenti alla minima evoluzione. Ultimamente, è stato registrato un cambio al vertice proprio all’interno della cosca dei D’Alessandro. I nuovi due reggenti sono conosciuti negli ambienti criminali con i soprannomi di Giovannone e Guappone.
Quelli di Scanzano, tra l’altro, continuano a imbastire collaborazioni con gli altri clan dell’area dei Lattari. Oltre a Sant’Antonio Abate, verso cui si è esteso il controllo della famiglia, gli stabiesi hanno avviato da tempo una partnership con il cartello formato dagli AfeltraDi Martino ‘residenti’ a Gragnano e Pimonte. Secondo gli investigatori, le due organizzazioni camorristiche hanno siglato un patto di non belligeranza che li porterebbe finanche a gestire insieme alcuni affari illeciti. Primo tra tutti quello delle sostanze stupefacenti.