La collaborazione con i «picchiatori» dei Pecoraro-Renna

Comprava la cocaina dai “broker” del clan Contini di Napoli (una delle famiglie della cosiddetta Alleanza di Secondigliano, ndr), il clan Cesarano di Castellammare di Stabia, droga che poi vendeva nelle “sue” zone a sud del capoluogo (tra Castellammare, Pompei, Scafati e Santa Maria la Carità) ma anche ai clan della Piana del Sele, nel Salernitano, come i Pecoraro-Renna. E’ quanto emerge nell’ambito dell’indagine dei finanzieri di Castellammare di Stabia e di Torre Annunziata (Napoli) che oggi hanno notificato venti misure cautelari ad altrettante persone ritenute dagli inquirenti antimafia di Napoli (pm Giuseppe Cimmarotta, procuratore aggiunto Rosa Volpe, procuratore Giovanni Melillo) affiliati alla cosca dei Cesarano. Le misure cautelari sono state emesse dal gip di Napoli Francesco Cananzi.

Dall’attività investigativa è emersa anche una vera e propria collaborazione con un clan salernitano: i “picchiatori” dei Pecoraro-Renna venivano chiamati in causa dai Cesarano per “ammorbidire” con le percosse gli imprenditori che si mostravano reticenti al pagamento del “pizzo”. Tra i destinatari delle misure cautelari figurano gli elementi di vertice dei clan Cesarano e Pecoraro-Renna: si tratta del boss Luigi Di Martino, detto “il profeta” (l’operazione di oggi, denominata “Isaia”, prende il nome proprio dal suo nomignolo, ndr), del suo braccio destro, Giovanni Cesarano (entrambi già in carcere, il primo al 41 bis) e di Aniello Falanga, detto “Nellino”, Francesco Mogavero e Sergio Bisogni, del clan camorristico della Piana del Sele.

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Le indagini dei finanzieri di Castellammare di Stabia (guidati dal capitano Salvatore Della Corte e coordinati dal comandante del Gruppo di Torre Annunziata, colonnello Agostino Tortora) iniziano nel luglio del 2014, quando viene arrestato il boss del Cesarano, Nicola Esposito, detto “il mostro” e contemporaneamente esce dal carcere Luigi Di Martino. Il controllo del territorio da parte dei Cesarano, secondo la magistratura, “è pervasivo e asfissiante”. Il clan era perfettamente a conoscenza della realtà economica da taglieggiare con cadenza mensile o bimestrale. Inoltre veniva chiesto un surplus in occasione delle festività “comandate” (Natale, Pasqua e Ferragosto). Il denaro veniva impiegato per comprare la droga dai Contini e per stipendiare gli affiliati e i carcerati.