Il boss della Nco, Raffaele Cutolo

di Giancarlo Tommasone

E la Capitale diventò come Scampia. Si potrebbe tradurre così, in poche parole, quanto il procuratore aggiunto della Dda di Roma, Michele Prestipino, ha dichiarato questa mattina, illustrando, nei particolari l’operazione scattata nel capoluogo laziale nei confronti di una organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Gli arresti sono 19. Tra le persone raggiunte dal provvedimento anche i napoletani Salvatore e Genny Esposito, figli del boss Luigi detto nacchella, considerato storico esponente dei Licciardi e braccio destro del defunto boss Gennaro ‘a scigna. Secondo quanto è emerso dalle indagini, i fratelli Esposito si sarebbero trasferiti a Roma negli anni ’90, dopo un patto stretto proprio dal padre Luigi con il boss Michele Senese.

Michele Senese

Luigi Esposito e Senese si sarebbero incontrati in una casa di cura della Capitale. “Dopo quell’incontro – hanno spiegato gli investigatori – i fratelli Esposito si trasferirono ai Parioli, vivendo in appartamenti di lusso e gravitando nella zona di Ponte Milvio dove si sarebbero avvalsi di gruppi di albanesi per l’approvvigionamento di droga e come loro braccio armato”. Il fascino della Capitale dunque continua ad attrarre i boss della camorra napoletana. Non è stata la prima volta e forse non sarà nemmeno l’ultima. Partiamo da Raffaele Cutolo, fondatore della Nco.

Il boss della Nco, Raffaele Cutolo
Il boss della Nco, Raffaele Cutolo

Sono acclarati i suoi rapporti con la banda della Magliana, soprattutto attraverso Nicolino Selis, boss di Ostia, detto il sardo. C’è pure da ricordare che il viceré della Nco (per molti l’eminenza grigia dei cutoliani), vale a dire Vincenzo Casillo alias ‘o nirone, fu fatto saltare in aria proprio a Roma, a Forte Boccea. Era il 29 gennaio del 1983.

Il boss Vincenzo Casillo

Ma oltre alla Nco ci sono frequentazioni romane anche per gli appartenenti alla Nuova famiglia, ad esempio per i fratelli Pasquale e Salvatore Russo. Sarebbero diverse, secondo gli inquirenti, le puntate dei due nella Capitale, durante il loro lungo periodo di latitanza. Passiamo poi ad esponenti dell’Alleanza di Secondigliano e in particolare ai Licciardi, che come abbiamo visto avevano imbastito contatti e accordi a Roma già a partire dagli Anni ’90. Dove hanno incontrato Michele Senese, che a sua volta era stato inviato nella Capitale direttamente da Carmine Alfieri. Siamo nel 1982. Duplice l’obiettivo: serve un referente della Nuova famiglia nella città eterna e bisogna scovare il nemico Vincenzo Casillo.

Carmine Alfieri
Carmine Alfieri

Andando un po’ avanti con gli anni non possiamo dimenticare Edoardo Contini, il cui soprannome, ‘o romano, appunto, la dice lunga sui rapporti del boss con la Capitale, nella quale ha trascorso molti anni della sua vita, soprattutto per ‘affari’, naturalmente.
A Roma è segnalata dagli investigatori, in più occasioni, anche la presenza dell’ex padrino della Sanità Giuseppe Misso ‘o nasone e di suo nipote Giuseppe Misso jr, alias ‘o chiattone.
Nella Capitale viene arrestato a novembre del 1991 Ciro Mariano, all’epoca 38enne capoclan dei Quartieri Spagnoli. Gli agenti arrivano alla sua cattura anche attraverso le informazioni acquisite nell’operazione che aveva portato, la settimana prima, sempre a Roma, all’arresto di Salvatore Mariano, fratello di Ciro.
Ciro Mariano viene bloccato in un ristorante di Cinecittà. Secondo quanto rendicontano all’epoca gli inquirenti, “stava tenendo un summit con i suoi complici per una transazione finanziaria attinente al riciclaggio di denaro sporco”.

Parlando di clan Mariano, a settembre del 2012 in una operazione diretta dalla Dda di Napoli contro la famiglia dei Quartieri Spagnoli, viene arrestato, proprio nella Capitale, Mario Savio, Marittiello ‘o bellillo.
Infine non poteva mancare, nella città eterna, la presenza dei Casalesi, che a Roma, secondo gli inquirenti, avevano impiantato la base di una fiorente attività per il commercio di auto di grossa cilindrata. Secondo i magistrati, Antonio Iovine, alias ‘o ninno,  avrebbe creato, nel corso degli anni, proprio nella Capitale una sua base operativa. Gli obiettivi? Gli inquirenti hanno ipotizzato, “per riciclare denaro e svolgere attività di rappresentanza con la politica”.