lunedì, Dicembre 6, 2021
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Camorra, chiesti trent’anni di carcere per «il boss stragista»

Trent’anni di carcere sono stati richiesti dalla Dda di Napoli nei confronti del capo dell’ala stragista del clan dei Casalesi Giuseppe Setola (difeso da Paolo Di Furia) per l’omicidio di Luigi Mosvaldo Caterino, avvenuto nel febbraio 1999 a Castel Volturno (Caserta) nell’ambito della sanguinosa faida che ha visto contrapporsi tra la fine degli anni novanta e primi anni del duemila i gruppi Bidognetti e Cantiello.

Chiesti 30 anni per boss “stragista” Giuseppe Setola

Il pm anticamorra, nel corso della requisitoria del processo che si sta svolgendo con rito abbreviato davanti al Gup di Napoli, ha chiesto una pena di 30 anni anche per gli altri coimputati Mario e Francesco Cavaliere, Giovanni Russo, Giuseppe Dell’Aversano ed Alessandro Cirillo, mentre tredici anni sono stati invocati per il collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti (due secoli chiesti in totale); la Procura ha poi chiesto l’assoluzione per il 53enne Giovanni Simonelli, unico imputato a piede libero.

Secondo la Dda, Setola, Bidognetti e Dell’Aversano sarebbero stati i mandanti dell’omicidio che sarebbe stato eseguito dai due Cavaliere. Russo e Simonelli, invece, avrebbero avuto il ruolo, durante l’aggiunta, di specchiettisti. La prossima udienza è prevista per gennaio, quando dovranno discutere le difese.

I boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria, Vincenzo Schiavone alias “petillo” e l’ex esponente di vertice Antonio Iovine, oggi collaboratore di giustizia, affronteranno il rito abbreviato davanti al Gup di Napoli Giovanni De Angelis, per l’omicidio di Michele Della Gatta, elemento della cosca ucciso in un lido di Castel Volturno (Caserta) nel 1999. Un delitto di cui non erano mai stati scoperto mandanti ed esecutori, tanto che la relativa indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli si chiuse con un’archiviazione. Poi importanti collaboratori di giustizia del clan, in primis Nicola Schiavone, primogenito del capo dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone, e quindi lo stesso Antonio Iovine, hanno iniziato a parlare del delitto Della Gatta aprendo nuovi scenari. E’ emerso che Zagaria (difeso da Paolo Di Furia) e appunto Iovine furono i mandanti del delitto, mentre Vincenzo Schiavone fu l’esecutore materiale, e che il delitto, avvenuto il 5 giugno 1999, sarebbe strettamente connesso ad un altro fatto di sangue accaduto tre mesi prima, il 19 marzo dello stesso anno, ovvero quello di Carlo Amato, figlio del boss Salvatore Amato, che allora controllava la città di Santa Maria Capua Vetere.

Ucciso per evitare faida, rito abbreviato per Iovine e Zagaria

Carlo Amato, emerse dalle immediate indagini della Dda, fu pestato e accoltellato mortalmente da Della Gatta, allora esponente della famiglia Schiavone, in una discoteca di Santa Maria dove era in corso il “MakP 100” del liceo scientifico Amaldi; la festa era stata organizzata dall’allora 18enne Walter Schiavone, figlio di Sandokan, che era ovviamente presente. Pare che Carlo avesse offeso Walter Schiavone e il fratello Nicola, per cui Della Gatta reagì pestando e uccidendo Amato. Il padre di quest’ultimo voleva quindi vendicarsi colpendo uno dei figli di Sandokan, così i capi del clan dei Casalesi, per evitare sanguinose vendette e dunque una probabile faida, decisero di uccidere Della Gatta. Questo, a grandi linee, è il movente così come ricostruito dalla Dda, che poche settimane dopo il delitto chiesero la carcerazione preventiva di Della Gatta, ma la misura non è mai stata eseguita per l’omicidio dell’uomo. Va detto però che sul movente le dichiarazioni dei collaboratori divergono, anche in modo sostanziale.

Per l’omicidio, del 1999, i due boss sono ritenuti i mandanti

Iovine ha raccontato di aver deciso con Zagaria l’eliminazione di Della Gatta perché era “un ragazzo irruento, poco rispettoso, rissoso e non idoneo alla vita criminale, per cui già destinato a morire”. Iovine parla di alcune rapine commesse da Della Gatta, ai danni anche di affiliati dei Mallardo, clan di Giugliano da sempre alleato dei Casalesi. Un altro pentito, Roberto Vargas, racconta che Della Gatta fu ucciso per non far ricadere la responsabilità del delitto Amato sui figli di Sandokan, in particolare su Walter e Nicola. Per Nicola Schiavone invece il delitto fu ordinato da Iovine perché Della Gatta era venuto alle mani con persone che curavano la latitanza di “o ninno”. Il processo in abbreviato si terrà a febbraio 2022; pubblico ministero è il sostituto della Dda Simona Belluccio, mentre nel collegio difensivo compaiono Emilio Martino e Guido Lombardo (difensori di Schiavone), Paolo Di Furia (legale di Zagaria) e Giuseppe Tessitore (per il pentito Iovine).

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