Un fotogramma di un video che riprende una stesa di un gruppo di killer
Un fotogramma di un video che riprende una stesa di un gruppo di killer (foto di repertorio)

Una sfida allo Stato e un modo per controllare il territorio.

“Nella ‘stesa’ si esprime da un lato una sfida alla capacità di controllo dell’ordine pubblico, che è dello Stato, e ovviamente anche una minaccia grave alla sicurezza dei cittadini. Ma si esprime anche un esercizio di violenza retto da logiche di controllo. La ‘stesa’ non produce mai, o quasi mai, eventi sanguinosi. Sono esercizi militari a bassa intensità”. Lo ha detto pochi giorni fa il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Giovanni Melillo, nel corso di un’audizione davanti alla commissione parlamentare Antimafia. E proprio questa espressione così forte dei clan, salita alla ribalta delle cronache in tempi moderni, non sono una novità nella camorra.

A raccontarlo è il pentito Giuseppe Sarno, in un verbale del 30 giugno 2009. Il fratello di Vincenzo, un tempo uomo di punta dell’omonima cosca, ha, infatti rivelato proprio “la politica che lui (Vincenzo ndr) aveva deciso di adottare. Ogni azione armata che era necessario portare, anche a solo scopo dimostrativo, nei quartieri di Napoli, veniva dettagliatamente organizzata da tutti i capi clan e da mio fratello Vincenzo. Ognuno metteva a disposizione propri uomini i quali, a bordo di decine di motociclette scorrazzavano armati per i vicoli della città, incutendo terrore e paura. Ciò per esempio che è successo ai Quartieri Spagnoli per dare una dimostrazione ai Mariano”.

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“Non si creda – continua Sarno come si legge nel verbale riportato da Cronache di Napoli – che quelle sono azioni improvvise ed estemporanee; si tratta di azioni organizzate a tavolino, dove ognuno metteva propri uomini per dimostrare a tutti la grande alleanza che si era creata”.

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