Sono stati tutti assolti gli “scissionisti” del clan Mallardo che, arrestati nel 2017 con l’accusa di spaccio di droga, restano, però in carcere per le altre accuse a fronte delle quali dovranno affrontare altri processi. Si risolve, però, con un nulla di fatto quello per cui la Procura aveva chiesto condanne per un totale di 102 anni nel procedimento con rito abbreviato per gli imputati Davide Barbato, Domenico Chiariello ‘Mimmuccio’, Ernesto Cuciniello, Aniello Di Biase, Francesco Di Nardo, Giuseppe Mele ‘o chiattone e Crescenzo Panico ‘o Pippone. La tesi dell’accusa si basava su intercettazioni ambientali e dichiarazioni di collaboratori di giustizia.

 

Tutto il procedimento ruota intorno alla guerra interna combattuta tra i vertici del clan Mallardo e il gruppo delle “Palazzine” INA a Giugliano. Quest’ultimo, approfittando di un vuoto di potere in seguito a numerosi arresti, avrebbe, secondo l’accusa, organizzato un nuovo commercio di stupefacenti. Come sottolineato dai magistrati, “i Mallardo avevano tollerato l’attività del gruppo delle Palazzine, ma nel corso del tempo si erano intensificati i contrasti per la gestione delle attività illecite e per la spartizione dei relativi proventi, frizioni che poi hanno portato alla lunga scia di sangue a partire dagli agguati a Michele di Biase, il figlio Aniello e a Catuogno”.

Gennaro Catuogno, detto ‘o scoiattolo, ha scelto di essere processato con rito ordinario.