sabato, Dicembre 3, 2022
HomeInchieste e storia della camorraLe armi dei clan per difendersi dai ribelli africani

Le armi dei clan per difendersi dai ribelli africani

L’azione di riciclaggio di risorse illecite riconducibili al clan Contini attraverso investimenti in attività imprenditoriali «all’apparenza legali», tocca anche il continente africano e l’Europa dell’Est. La circostanza emerge da una serie di riscontri investigativi supportati da intercettazioni ambientali e telefoniche.

È tutto riportato nero su bianco, nell’ordinanza relativa all’inchiesta condotta nei confronti del cartello dell’Alleanza di Secondigliano (214 indagati, in totale; più di 120 misure di custodia cautelare eseguite). C’è un capitolo interamente dedicato a un «traffico» attuato in Costa d’Avorio.

Edoardo Contini
La foto segnaletica del padrino Edoardo Contini subito dopo l’arresto

Nel corso di attività di intelligence sulle utenze telefoniche in uso ai fratelli Francesco e Gabriele Esposito (coinvolto, Gabriele, in inchieste giudiziarie contro la camorra e ritenuto vicino al clan Contini e ai Sarno-Palazzo), si evince come questi ultimi avessero intrattenuto conversazioni sia con lo zio Pietro Ramaglia, che con suo figlio, Giuseppe, trasferitosi ad Abidjan, in Costa d’Avorio.

Dalle intercettazioni, emerge «che i Ramaglia avevano effettuato – annotano gli inquirenti – ingenti investimenti immobiliari in Costa d’Avorio, ai quali aveva partecipato anche la famiglia Esposito». Inoltre, sempre nel corso della medesima attività investigativa, vengono intercettate conversazioni che vedono come interlocutore Vincenzo Aterrano (ritenuto vicino al clan Contini, e suocero di Francesco Esposito).

Aterrano, in particolare, racconta della partecipazione nell’investimento anche di Ciro Di Carluccio,
elemento apicale della cosca del Vasto-Arenaccia.

Parlando della sua esperienza in Africa, il suocero di Francesco Esposito, descrive alcuni particolari dei suoi trascorsi in terra straniera. Le parole dell’uomo vengono captate mentre si trova in auto con un suo conoscente, al quale confida, «che fecero un container dall’Africa e siccome lui (Aterranno, ndr) stava in difficoltà, Ciruzzo (Ciro Di Carluccio, ndr), glielo pagò lui… per 40mila euro circa».

Vincenzo Licciardi, padrino dell’Alleanza di Secondigliano, al momento dell’arresto da parte della Squadra Mobile

Aterrano racconta pure che mentre era in Africa, «ci fu una guerra», e in tale frangente emerge la disponibilità di armi da parte delle persone che si trovano insieme a lui. Secondo quanto viene trascritto nel brogliaccio delle intercettazioni, «venne la guerra in Africa… ci furono dei bombardamenti (…) lui chiese che armi avessero a disposizione in caso di attacco dei ribelli e Peppe (Giuseppe Ramaglia) rispose che avevano un fucile a pompa, e due pistole… e una 38».

Il boss di Giugliano, Francesco Mallardo
Il boss di Giugliano, Francesco Mallardo

Nel corso di un’altra conversazione captata dagli investigatori, Aterrano descrive al suo interlocutore (un pluripregiudicato napoletano) gli investimenti immobiliari che avrebbero attuato, in Costa d’Avorio, i Ramaglia e gli Esposito.

In particolare, annota il gip Roberto D’Auria, Aterrano fa riferimento al genero, Francesco Esposito, «e ai suoi propositi di investimento in loco, in un ristorante». Durante il colloquio, emergono pure riferimenti a un traffico di droga tra la Costa d’Avorio e l’Italia, «posto in essere a dire dell’Aterrano – è scritto nell’ordinanza -, (in un periodo imprecisato) dagli Esposito e dai Ramaglia, attraverso la “copertura” dell’importazione di lavorati in legno africano». Ed inoltre, emerge, la partecipazione agli investimenti immobiliari, «di tale Ettoruccio (alias di Ettore Esposito), il quale aveva corrisposto la somma di 250mila euro». Questo passaggio, evidenziano gli inquirenti, è di particolare importanza, «considerati i rapporti degli Esposito con il clan Contini e tenuto presente quanto lo stesso Aterrano sia legato a quel sodalizio criminale».

Il gip, sottolinea come appaia decisamente verosimile,
«che la persona a cui avrebbero dovuto chiedere i 250mila euro fosse Ciro Di Carluccio, così come colui che ha poi materialmente elargito la somma, può individuarsi in Ettore Esposito, il cui alias è appunto “Ettoruccio”».

Dall’Africa all’Europa dell’Est, gli investimenti di uomini vicini a Ciro Di Carluccio (e quindi al clan Contini), si evince sempre dall’attività di intercettazione, vengono effettuati anche in Polonia. Nell’ambito dell’inchiesta contro l’Alleanza di Secondigliano, viene captata una serie di intercettazioni che «attestano il legame e le cointeressenze economiche tra i fratelli Esposito, Carlo Piscopo e Vincenzo Aterrano», argomentano gli inquirenti.

In particolare, viene monitorato il tentativo di importazione di carburante dalla Polonia.

«Al fine di concludere l’affare – è riportato nell’ordinanza -, gli Esposito, Piscopo e Aterrano, attraverso l’intermediazione di tale Massimo Piccirillo (soggetto in collegamento diretto con la fabbrica in Polonia), avevano pensato di costituire una società ad hoc che avesse come oggetto sociale “l’importazione di prodotti detergenti industriali”».

Il boss Nicola Rullo

Solo che, sul contratto – evidenziano gli inquirenti – veniva indicata dai fornitori, una sostanza formalmente diversa da quella prevista «nell’oggetto sociale della società. Questa circostanza, unitamente ai rischi in termini di responsabilità del trasporto, faceva desistere gli Esposito dal concludere l’affare».

Articoli Correlati

- Advertisement -