(Nelle foto il pentito Daniele Pandolfi e sotto il ras Salvatore Sequino)

Il pentito Daniele Pandolfi rivela il patto tra le tre cosche del quartiere: «Tutto fu deciso dopo i summit a casa di Ciro Mauro e Salvatore Sequino»

di Luigi Nicolosi

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Altro che vita da nababbi. Fare parte del “sistema 2.0” può comportare notevoli rischi del mestiere, vedi agguati e arresti, ma anche guadagni ormai ben poco edificanti. Parola del giovane collaboratore di giustizia, Daniele Pandolfi, ex uomo di punta del clan Vastarella, il quale, dopo aver ricostruito la spartizione del rione Sanità tra le tre cosche più potenti e i rispettivi pesi all’interno del cartello, ha spiegato: «Erano i Sequino a provvedere a tenere il conto degli introiti perché erano loro che davano 1.000 euro sia a noi del clan Vastarella, sia agli uomini del clan Mauro». In pratica uno “stipendio” da piccolo impiegato per rischiare fino a vent’anni di carcere.

Pandolfi ha svelato l’inedito retroscena nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto il 26 aprile del 2018. Rispondendo agli interrogativi del pm della Dda di Napoli, il neo pentito ha prima descritto i termini dell’accordo sottoscritto tra i principali clan del quartiere che diede i natali a Totò: «Vincenzo Staterini parlava in nome e per conto di Patrizio Vastarella, che voleva la costituzione del clan in vista della sua scarcerazione, sicché incaricò suo figlio Antonio di recapitare questa sua volontà a suo cognato Vincenzo Staterini. In questa riunione, a cui partecipai, si decise di trovare un accordo con gli altri clan della Sanità, cioè i Mauro e i Sequino, affinché anche noi potessimo stare nel rione e fare parte del “sistema”». Il primo passo fu dunque quello di incontrare proprio il boss Ciro Mauro, alias “Ciruzzo ’o milionario”: «Quando andammo a casa sua incontrammo, come uomini del suo clan, Biagio D’Alterio, Vincenzo Leonardo, Alfredo Mauro, figlio di Ciro, Salvatore Panaro “’o viching”, tale Emanuele “’o lion”, Giuseppe Chiaro e Antonio Chiaro. Ciro Mauro manifestò il suo consenso alla discesa dei Vastarella nella Sanità ma si decise di sentire in merito anche Salvatore Sequino, che fu incontrato da Vincenzo ed Emanuele Staterini, accompagnati da Alfredo Mauro. Anche Salvatore Sequino, incontrato nella sua abitazione di via Santa Maria Antesaecula, acconsentì alla presenza dei Vastarella nella Sanità, sicché fu stretto un accordo tra questi tre clan».

Il patto criminale, almeno per i due gruppi minori, non fu però proprio tra i più vantaggiosi. Stando a quanto riferito dall’ex babyras delle Fontanelle, le “mesate” non erano infatti particolarmente generose: «Ricordo – ha messo a verbale Daniele Pandolfi – che, almeno inizilamente, erano i Sequino che provvedevano a tenere il controllo degli introiti perché erano loro che davano 1.000 euro sia a noi del clan Vastarella sia agli uomini del clan Mauro. Le attività che controllavamo erano il traffico degli stupefacenti nella Sanità, i cosiddetti “cavalli di ritorno” e le scommesse clandestine». Per la cronaca, tutti i soggetti citati e tirati in ballo da Pandolfi si trovano attualmente dietro le sbarre e in alcuni casi stanno scontando anche condanne, seppur non ancora definitive, di assoluta consistenza.