venerdì, Maggio 27, 2022
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«Buonasera napoletani, io sono molto felice di essere con voi»

D10S Story, gli anni napoletani di Maradona – Il 5 luglio 1984, alle ore 18.30, l’argentino si presenta per la prima volta al pubblico del San Paolo: è l’inizio della favola più bella.

di Francesco Monaco.

Stylo24 racconta l’epopea di Diego all’ombra del Vesuvio, recuperando, grazie ai giornali dell’epoca, quella che resterà per sempre una stagione indimenticabile per la piazza napoletana.

Sono le 18.30 del 5 luglio 1984 e dalla pancia dello stadio San Paolo, si fa largo tra 50 cameraman e e 50 fotografi, si fa largo una testa piena di capelli ricci e neri. E’ quella di Diego Armando Maradona, che sale le scale che lo portano in quello che sarà il suo regno per sette meravigliosi, anche travagliati, ma senza dubbio unici anni. Conditi da due scudetti, una Supercoppa italiana, una Uefa, 259 partite e 115 gol. Sono i numeri di una storia che comincia nell’istante in cui l’argentino mette piede (il sinistro per primo, ovviamente) sul terreno di gioco di Fuorigrotta, facendo letteralmente esplodere le 50mila anime che avevano pagato un simbolico biglietto di mille lire pur di vederlo per la prima volta.

Anche se, a onor del vero, l’avventura napoletana dell’ormai ex Barcellona, è cominciata 24 ore prima. Quando, alle 17.20, a bordo di una Range Rover proveniente dall’aeroporto di Fiumicino, con a bordo il suo procuratore Cysterzpiller e i due dirigenti del Napoli Tagliamonte e Isaia, Maradona fa, in gran segreto, il suo primo ingresso nello stadio San Paolo. Ferlaino ha deciso che quello dovrà essere il luogo in cui andrà portato. In maniera profetica, se vogliamo. L’ingegnere ha fatto all-in su di lui e vuole fargli comprendere il peso che da quel momento si porterà sulle spalle. Un peso che, soprattutto fuori dal campo, finirà per pagare a caro prezzo.

Maradona rimarrà nel San Paolo per due ore precise, mentre in qualche modo, come riportano le cronache dell’epoca, la notizia si diffondeva ugualmente, portando un gruppo sempre più gremito di tifosi a radunarsi all’esterno dello stadio. Il famoso segreto di Pulcinella. Nessuno di loro, però, lo vedrà. Il presidente ha organizzato tutto alla perfezione. Il primo vero impatto, quello occhi negli occhi, dovrà avvenire il giorno successivo. Dopo aver effettuato la prima parte delle visite mediche agli ordini del dottor Acampora (la seconda avverrà alle 7.30 del 5 luglio in una clinica di via Manzoni), Diego chiede di poter entrare in campo.

Cosa che avviene dopo un iniziale intoppo dovuto all’assenza di corrente. Ma nulla è mai stato capace di tenerlo lontano da un terreno di gioco. E una volta entrato ed essersi fatto per tre volte il segno della croce, come raccontano i presenti, chiede il pallone e regala a quei pochi fortunati una spontanea esibizione. Usciti dallo stadio con un trucco per depistare i tifosi, grazie a una “falsa partenza”, Maradona trascorrerà a Capri la sua prima sera da calciatore del Napoli, al ristorante La Capannina. Rientrato nel capoluogo campano, dormirà nella suite dell’Hotel Vesuvio.

Il giorno successivo, dopo un pranzo a Pozzuoli, al ristorante Ninfea, alle 17 è tutto pronto per la conferenza stampa fissata al San Paolo, che vive di un inatteso fuoriprogramma quando Ferlaino caccia il giornalista francese Alian Chaillou, che aveva accostato l’acquisto dell’argentino con i soldi della camorra. Ma neanche un evento del genere può rovinare la giornata segnata in rosso sul calendario della storia del Napoli. Alle ore 18.30, la testa di Diego appare dalle scale del San Paolo. Non si comprende bene se sia più l’emozione di averlo lì o il caldo a far sudare tutti i presenti, ma, in ogni caso, è una sensazione unica. Poi quel microfono tra le mani e quelle dieci parole, numero mai casuale: “Buonasera napoletani, io sono molto felice di essere con voi”. La voce tradisce un po’ di imbarazzo anche per lui, che forse mai si sarebbe aspettato un’accoglienza del genere. Ma l’emozione viene messa da parte quando qualcuno gli porge il pallone: sette palleggi e un calcio verso il cielo, che, e chi c’era potrà testimoniarlo, non era mai stato così azzurro. E’ proprio l’inizio della favola più bella.

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