I maiali usati dalla mala per distruggere i cadaveri

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di Giancarlo Tommasone

L’utilizzo dell’acido è sicuramente la tecnica più diffusa tra i componenti delle organizzazioni malavitose, anche nostrane, per distruggere i cadaveri. C’è però una controindicazione ed è rappresentata dal fatto che l’acido dà scampo ai capelli delle vittime.

Non riesce a scioglierli, quindi c’è il rischio che si risalga
al Dna e si arrivi all’identità della persona ammazzata.

Per far fronte a questo problema si sono sperimentate diverse tecniche, di una (sicuramente efficace) parla, tra gli altri, il boss della ‘Ndrangheta, diventato collaboratore di giustizia, Franco Bevilacqua, di Cosenza, per anni a capo degli «zingari» bruzi. «Il maiale – racconta al pm che ne raccoglie la testimonianza – è proprio l’animale che non lascia tracce di un morto. Mangia tutto. I maiali basta lasciarli una settimana senza cibo e poi gli butti i morti già tagliati che odorano di sangue, e loro dalla fame si mangiano tutto pure i capelli».

In mezz’ora, secondo il collaboratore di giustizia
non resta alcuna traccia dei cadaveri.

Dell’efficacia di un’altra tecnica parla sempre Bevilacqua: «C’è la nafta mischiata con la benzina, nella pare superiore del bidone, che fa sparire tutto: viene acceso il fuoco, la persona viene fatta a pezzi e messa là dentro fino a quando non si consuma la nafta, così le ossa diventano polvere». Per tornare all’utilizzo dei maiali come spazzini formidabili di tracce di cadaveri, secondo inchieste della magistratura e dichiarazioni dei pentiti, si sarebbero registrati degli episodi, tra gli anni Ottanta e Novanta, anche nel Vesuviano e nell’Avellinese.

La tecnica più sperimentata resta però quella dell’acido,
ce ne vogliono 50-60 litri per sciogliere un cadavere.

La lezione fu impartita a Marano, da quello che era considerato un professore in questo campo: Giovanni Brusca. Da San Giuseppe Jato, il boia di Falcone, era arrivato presso la tenuta dei Nuvoletta, Poggio Vallesana, con l’obiettivo di tenere dei «master». «Seminari» sul corretto uso dell’acido in cui immergere i corpi per farli sciogliere. Sono noti i rapporti tra i maranesi e i viddani di Corleone, legami che arrivavano al mutuo soccorso, ma che dovevano essere onorati dal rispetto di Cosa Nostra da parte dei mafiosi campani. Perché se in Sicilia c’era la guerra tra corleonesi e mafia perdente (le fila formate da Badalamenti, Buscetta, Bontade, Inzerillo e Riccobono), questa si riverberava anche in Campania.

Con i Nuvoletta che appoggiavano Riina e il suo schieramento
e i Bardellino che erano invece vicini alle cosche palermitane perdenti.

L’ordine, secondo i riscontri della magistratura e le dichiarazioni dei pentiti arriva da zu Totò in persona. E’ il 1984: a morire devono essere Vittorio Vastarella, Luigi Vastarella, Gennaro Salvi, Gaetano Di Costanzo e Antonio Mauriello, tutti ritenuti vicino al boss del Casertano, Antonio Bardellino.

Un orrendo delitto eseguito da esponenti della mafia e della camorra proprio a Poggio Vallesana, ricostruiscono gli inquirenti.

La carneficina avviene il 19 settembre del 1984: i 5 vengono attirati in una trappola e strangolati. I loro corpi finiscono nell’acido.

La strage di Poggio Vallesana, stando al racconto dei pentiti, fu decisa durante un summit nel nascondiglio di Riina a San Giuseppe Jato. «All’epoca – ha ricordato Giovanni Brusca – Riina era latitante e viveva in un caseggiato in località Dammusi di San Giuseppe Jato. La riunione si tenne alcuni giorni prima dell’omicidio. Nel corso della riunione si disse che Vastarella era un doppiogiochista ovvero un infiltrato del gruppo Bardellino, avversario dei Corleonesi. All’epoca in cui avvenne la riunione si era già verificato l’omicidio di Ciro Nuvoletta, che noi avevamo interpretato come un atto di guerra contro noi Corleonesi da parte di Bardellino, alleato della cosiddetta mafia perdente. Sapevamo bene degli stretti rapporti tra Bardellino e Tommaso Buscetta ed in genere il gruppo Bontade-Badalamenti», raccontò al giudice Brusca, anche detto ‘u verru. Che poi tradotto è il maiale. Appunto.

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