giovedì, Agosto 18, 2022
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Caccia ai killer di Carmine D’Onofrio: la prima pista porta dritto ai De Micco

Inferno a Ponticelli, l’omicidio del nipote del boss ergastolano De Luca Bossa rappresenterebbe la reazione alla bomba davanti casa del reggente dei “Bodo”

di Luigi Nicolosi

Carmine D’Onofrio potrebbe aver pagato a carissimo prezzo non soltanto la parentela diretta con i massimi vertici del clan De Luca Bossa, ma anche la frequentazione di alcuni giovani malavitosi del gruppo Casella con base in via Franciosa. Entrambe le cosche fanno parte dello stesso cartello da tempo immemore in violentissima contrapposizione con i De Micco-De Martino e questo sta spingendo gli investigatori a battere con sempre maggiore convinzione la pista che porta dritto a un possibile coinvolgimento del clan dei “Bodo”.

Il movente dell’agguato costato la vita al 23enne di via Crisconio resta al momento un grande punto di domanda. Il giovane, a parte alcune amicizie a rischio, non aveva precedenti alle spalle e nel quartiere Ponticelli in tanti lo conoscevano come un ragazzo perbene. Chi ha fatto fuoco contro di lui, incurante della presenza a pochi passi della compagna incinta, conosceva però non soltanto le sue abitudini e il suo domicilio, ma anche le sue parentele e frequentazioni. Carmine D’Onofrio era infatti il figlio del ras Giuseppe De Luca Bossa, a sua volta fratello del boss ergastolano Antonio De Luca Bossa “’o sicc”. Proprio i De Luca Bossa, stando ad alcuni accreditati rumors investigativi, sarebbero coinvolti nell’attentato dinamitardo consumatosi pochi giorni fa davanti casa del ras Marco De Micco, da qualche tempo tornato a piede libero dopo aver scontato una condanna a sette anni. L’omicidio del giovane potrebbe dunque rappresentare la risposta all’affronto al reggente.

Sullo sfondo della sanguinosa vicenda si staglia, neanche a dirlo, l’insanabile guerra per il controllo delle piazze di spaccio. I De Luca Bossa-Minichini, spalleggiati dagli Aprea di Barra e dai Rinaldi di San Giovanni, oltre che dagli emergenti Casella, avrebbero da qualche tempo conquistato il totale controllo delle “basi” di droga nella quasi totalità del quartiere. Il clan si sarebbe dunque espanso ben oltre il Lotto 0 e via Figurelle, le sue storiche roccaforti. Un regime di monopolio criminale che l’avrebbe portato in drammatica rotta di collisione con i De Micco: i “Bodo”, infatti, nonostante i numerosi arresti subiti negli ultimi anni, a differenza dei D’Amico sarebbero ancora non soltanto molto attivi e strutturati sul territorio, ma avrebbero una forza militare dal potenziale esplosivo. Le indagini che dovrebbero portare all’individuazione dei killer di Carmine D’Onofrio partono dunque, almeno per il momento, tutte in salita.

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