sabato, Novembre 26, 2022
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Bullismo e cyberbullismo: emergenza italiana ignorata dalle istituzioni

L’esperto a Stylo24: «Lo Stato deve dare una risposta. Psicologo a scuola per aiutare i più giovani»

Il dolore per la morte di Alessandro, a Gragnano, è ancora vivido. Da quel maledetto primo settembre, la cittadina è ancora sotto choc e incredula. Le forze dell’ordine stanno continuando a indagare su cosa sia successo quella mattina e sui giorni precedenti. Su cosa abbia causato quella morte assurda che ha sconvolto non solo la provincia di Napoli ma tutta l’Italia al punto che anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nei giorni scorsi ha voluto lanciare un messaggio.

«Un ragazzo pulito, esasperato da angherie, insulti e minacce da parte di suoi coetanei. Una vita spezzata dal bullismo. Fenomeni del genere sono purtroppo diffusi e interrogano non solo il mondo della scuola, ma l’intera società» ha detto in un suo intervento all’inaugurazione dell’anno scolastico 2022/2023. «Esprimo alla famiglia – ha affermato Mattarella – la mia vicinanza. Ma sollecito una profonda riflessione sui fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, chiedendo un grande impegno per contrastarli con determinazione».

Il bullismo dietro la morte di Alessandro?

Ormai sembra quasi sicuro che dietro quel tragico gesto ci siano atti di bullismo anche se la Procura di Torre Annunziata e il Tribunale dei minori mantengono ancora il massimo riserbo ma continuano a scandagliare gli ultimi giorni di vita del ragazzo e il rapporto con quei sei ragazzini (di cui quattro minorenni e alcuni imparentati tra loro) che con le loro parole potrebbero aver provocato il suicidio del 13enne. A capo del gruppetto ci sarebbe l’ex fidanzatina di Alessandro, da lei sarebbe partito tutto.

Alessandro avrebbe avuto una simpatia per un’altra sua coetanea e avrebbe deciso di interrompere la storia con lei, se storia si può parlare in un rapporto tra due poco persone più che bambini. La ragazzina offesa dall’atteggiamento del 13enne avrebbe dato il via alla persecuzione finita in tragedia. Insulti via chat e offese. «Ucciditi» uno dei messaggi ritrovati dai carabinieri sul cellulare del 13enne. La Procura ha disposto il sequestro dei cellulari dei giovanissimi indagati per accertare la verità.

L’allarme bullismo e cyberbullismo

L’allarme bullismo e cyberbullismo in Campania e in Italia, però, sembra esser fuori controllo. Mercoledì 7 settembre si sfiora la tragedia a Palma Campania dove un 16enne è finito in ospedale in gravi condizioni. Aggredito perché ritenuto colpevole di avere fatto sapere ai carabinieri che colui che poi gli ha sferrato un pugno, fatale, in pieno volto, si era sottratto a un controllo dei carabinieri, in un comune irpino. Tre gli aggressori in totale, di età compresa tra 16 e 17 anni. Fortunatamente il 16enne sta meglio.

Lo stesso giorno del funerale di Alessandro, il 9 settembre, a Sant’Antonio Abate, a pochi chilometri dalla città della pasta, una ragazzina di 13 anni è stata presa di mira da un gruppo di sole «bulle», tre. Un giro con le amiche poi l’incontro con le tre ragazzine violente, di qualche anno più grandi, avvenuto a pochi metri dal parcheggio di una scuola. Futili motivi e la tredicenne si è ritrovata circondata e minacciata, poi strattonata e trascinata a terra.

Il 12 settembre un’altra giovanissima a Miano, quartiere a Nord di Napoli, è stata aggredita e pestata da un gruppo di coetanee fuori a un centro commerciale. La 15enne sarebbe stata avvicinata dal «branco» e derisa per l’abbigliamento. La sua reazione però ha scatenato la rabbia delle altre giovani e solo l’intervento dei carabinieri ha interrotto il pestaggio.

A Modena 21 denunciati

Clima teso tra giovanissimi però anche nel resto d’Italia al punto che a Modena gli inquirenti hanno scoperto l’esistenza di diverse baby gang rivali tra loro. Indagini che hanno portato a ben 21 denunce. Alla base di tutto ci sarebbero state liti iniziate, per futili motivi, sui social e risolte in strada a suon di botte. Le baby gang si facevano chiamare «Daisan 216», l’altra «Sooz» ed erano composte da ragazzi tra i 14 e i 17 anni.

Lo psicologo: «Urgente attivare lo psicologo scolastico»

Il bullismo e il cyberbullismo sono problemi urgenti «a cui le istituzioni devono dare una risposta» afferma il dottor Pasquale Borriello, dell’ordine degli psicologi della Campania, a Stylo24. «Bisogna – sottolinea – sicuramente intensificare i servizi e fortificare la figura dello psicologo scolastico. In altri paesi europei è una figura istituzionalizzata ed è urgente che si attivi anche qui. Non perché lo psicologo debba entrare nella scuola e andare a sindacare ma perché la scuola è il luogo di contatto dove passano più tempo i ragazzi ed è il posto dove si possono intercettare i segnali di disagio. Purtroppo è un fenomeno molto silente e subdolo che si sviluppa in maniera latente».

Oltre alla vittima bisognerebbe lavorare anche per recuperare il “bullo”. «Si può fare tantissimo, l’intervento preventivo non è solo per la vittima ma anche per il bullo. Chi ha atteggiamenti aggressivi è comunque una persona che si orienta verso uno sviluppo di condotte antisociali. Anche lì c’è un deficit. Questi vanno intercettati perché magari hanno bisogno di un altro tipo di sostegno e pratiche educative che aiutino a sollecitare la sensibilità esistente ed educare e plasmare nella maniera più socialmente desiderabile».

«Si dice, a volte, che il bullo imita. Nel senso che nel passato sono stati vittima di azioni aggressive, fuori o dentro le famiglie, e iniziano a sviluppare una rabbia fuori dal controllo e iniziano a essere a loro volta problematici. Allo stesso modo di come hanno ricevuto questi attacchi. Anche qui bisogna lavorare, all’interno delle scuole con figure esperte, per aiutare il ragazzino ad avere uno spazio che sia di contenimento. Un lavoro che chiaramente i genitori non possono fare».

È fondamentale il ruolo dei genitori

«Bisognerebbe capire – spiega – che quando gli occhi si adombrano e vedono poco è perché si è di fronte a una sofferenza. Per un genitore è molto difficile ammettere che il proprio figlio può avere atteggiamenti quasi sadici, aggressivi così come dire che il proprio figlio è troppo fragile ed è una vittima. Verso i genitori bisogna essere cauti, empatizzare con questa loro difficoltà. Sapere che il proprio figlio è vittima o autore di bullismo non è una cosa semplice da mentalizzare. Lo psicologo nella scuola può aiutare a ricordare e a tenere presente questo agli insegnanti e ai dirigenti. Volendo può dare una mano anche ai genitori creando una collegialità, un progetto educativo».

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