Il sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Cesare Sirignano

Il magistrato per lungo tempo in prima linea nelle indagini sul clan dei Casalesi si è difeso davanti al plenum del Csm.

“Un mio trasferimento sarebbe ingiusto e mi farebbe perdere la fiducia nella giustizia. Per 7 minuti di conversazione verrebbe bruciata la mia vita professionale, 26 anni di sacrifici”. E’ stata un’autodifesa appassionata quella che il pm della procura nazionale antimafia Cesare Sirignano ha fatto davanti al plenum del Csm. Sul tavolo c’è la richiesta della maggioranza della Prima Commissione di trasferirlo d’ufficio per incompatibilità ambientale (ma la minoranza chiede di archiviare). Motivo, alcuni colloqui telefonici sulla nomina del procuratore di Perugia con Luca Palamara, il pm romano finito sotto inchiesta per corruzione.

Conversazioni intercettate dai magistrati umbri, e che secondo la relazione di maggioranza, avrebbero “appannato l’immagine professionale di imparzialità ed indipendenza” di Sirignano.

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“Le vostre conclusioni sono in contrasto con quello che pensano di me tutti i colleghi dell’Antimafia” ha detto Sirignano, lamentando che non gli vengano contestati fatti ma “l’interpretazione di intercettazioni”. Non c’è stato “nessun imbroglio”, “non posso tollerare che sia in discussione la mia integrità” ha aggiunto il pm ribadendo più volte di non sapere all’epoca che Palamara fosse sotto inchiesta.

I consiglieri sono divisi. Per il relatore della proposta di trasferimento Giovanni Zaccaro, togato di Area, non c’è dubbio che la diffusione dei messaggi fra Palamara e Sirignano abbia “compromesso l’immagine di un ufficio importantissimo come quello della Dna”. Per la consigliera di Unicost Concetta Grillo, che ha scritto la proposta di archiviazione, è dirimente la presa di posizione del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho che “ha escluso che il buon funzionamento della Dna sia mai venuto meno e che la sua affidabilità esterna sia mai stata intaccata dalla vicenda”.

Il caso va ancora approfondito, secondo i consiglieri Fulvio Gigliotti, laico M5s, e Michele Ciambellini, togato di Unicost: entrambi hanno annunciato l’intenzione di chiedere domani il rinvio della pratica in Commissione per una nuova istruttoria. Ciambellini aveva posto anche una questione pregiudiziale: sospendere la procedura di trasferimento perchè sulla stessa vicenda è in corso un procedimento disciplinare. Ma la proposta è stata bocciata, perchè, come ha sostenuto il togato di Autonomia e Indipendenza Sebastiano Ardita c’è “un nucleo minimale di coincidenza tra i fatti contestati” nelle due procedure.

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