Un anno infelice per due gruppi armatoriali. Da una parte la compagnia di navigazione Giuseppe Bottiglieri Shipping Company, dall’altra la D’Amico International Shipping. Ad accomunarle, la crisi che le ha investite.
Nei giorni scorsi però, la Bottiglieri si è potuta aggrappare a un’ancora di salvezza. A gennaio scorso, l’azienda aveva depositato presso il Tribunale di Napoli domanda di concordato in continuità con accordi di ristrutturazione. Nei giorni scorsi è arrivato l’ok delle banche al salvataggio.

Una nave della D’Amico International Shipping

La maggioranza dei creditori della società armatoriale ha dato il via libera al piano concordatario promosso dagli azionisti (la famiglia napoletana Bottiglieri, appunto). A dare il via libera alla manovra di salvataggio Monte dei Paschi di Siena Spa, Monte dei Paschi di Siena Capital Service, Banco di Napoli Spa e Unicredit Spa. Il loro voto favorevole , è riportato in una nota diffusa dalla Giuseppe Bottiglieri Shipping Company, ha permesso all’azienda di continuare a dare posti di lavoro a 340 persone. I debiti della compagnia sono pari a circa 419 milioni di euro distribuiti tra diversi gruppi bancari: Mps, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bper , Bnp Paribas, Ubi e Hvb. Il piano di Bain Capital, approvato dai soci la scorsa estate, aveva previsto un investimento di 118,5 milioni di dollari, di cui 112,5 destinati al finanziamento pre-deducibile.

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Se dunque – in attesa che il Tribunale di Napoli fissi l’udienza di omologazione della procedura di concordato preventivo della Gbsc – la compagnia in questione può dire di navigare in acque più tranquille, stessa cosa non vale per la D’Amico International Shipping (Dis). Durante lo scorso anno la Dis ha infatti registrato una perdita netta pari a 38,1 milioni di dollari rispetto ai -12,8 milioni dell’esercizio annuale precedente.
Ad intervenire sulla questione l’amministratore dell’azienda Marco Fiori, che ha dichiarato: “Il 2017 è stato un anno difficile per il mercato delle navi cisterna e questo ha portato d’Amico International Shipping a registrare una perdita di 38.1 milioni di dollari”. “Sebbene sia estremamente difficile prevedere il momento esatto in cui si verificherà la ripresa – ha aggiunto Fiori – sono fermamente convinto che il mercato delle navi cisterna si stia finalmente muovendo verso un ciclo positivo”.

Una nave del gruppo Rbd

Tornando alla crisi che attanaglia le compagnie marittime, all’inizio del 2018 si è pure registrato il fallimento della Rizzo, Bottiglieri, De Carlini. La Rbd, il cui crac è stato innescato dalla crisi dei noli e dal crollo delle tariffe di trasporto, si trovava esposta nei confronti di Mps con un debito di 255 milioni di euro.