Il cantiere infinito di Via Marina

Nella morsa del clan anche gli imprenditori che lavorano al porto

Il boss Carmine Montescuro ha necessità di parlare con i titolari delle imprese che si occupano dei lavori in Via Marina, e che tra l’altro operano con società soprattutto all’interno del porto di Napoli. Zì Menuzzo (alias dell’85enne Montescuro) cerca in ogni modo di contattare Pasquale Ferrara (arrestato a maggio scorso nell’ambito di una inchiesta su un giro di tangenti nello scalo partenopeo) e altri due fratelli imprenditori. Lo scopo è chiaro, secondo quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche, bisogna imporre il pizzo per le opere che si apprestano a realizzare. Intercettati mentre conversano in auto (il 27 febbraio del 2017), nei pressi di un cantiere, oltre a Montescuro, ci sono Nino Argano e Salvatore De Francesco (entrambi indagati nell’ambito dell’inchiesta «Piccola Svizzera»). Si parla dei lavori di Via Marina e del progetto da attuare nei confronti delle vittime da taglieggiare. A un certo punto il discorso verte anche su presunte opere in subappalto che degli imprenditori, tra i quali Pasquale Ferrara, avrebbero affidato a un terzo titolare di impresa. «Hai capito? Loro si prendono il 20% … del lavoro e si sono abbuscati (hanno guadagnato) 4… 5 milioni di euro», dice Argano.

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«E lo pagano loro man mano a lui (pagano i lavori affidati al terzo imprenditore, ndr)», conviene De Francesco. «Bravo, bravo… perché loro i soldi li devono avere dalla Regione», gli fa eco Argano. Nel frattempo, Montescuro è sempre più spazientito e minaccia di mandare a casa tutte le imprese che stanno lavorando in Via Marina: «Li caccio… a tutti quanti».  Trascorre una decina di minuti, fino a quando non si avvicina all’auto quello che i tre indicano come geometra.

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Carmine Montescuro, a quest’ultimo, «intimorendolo con velate ma chiare minacce», dice di riferire a Ferrara e agli altri imprenditori (che si occupano delle opere di Via Marina), che vuole incontrarli al più presto, «altrimenti ci sarebbero state serie ritorsioni nei confronti delle maestranze», è riportato nell’ordinanza a firma del gip Alessandra Ferrigno. «Io già a uno (degli imprenditori da convocare) gli diedi due schiaffi… prendo tutti gli operai e dico: “Ragazzi andate in grazia di Dio a casa… se no, ragazzi, se avete un “mezzo” è incendiato. Se avete una cosa è incendiata… andatevene”. E li caccio», dice Montescuro. Che poi sentenzia: «Dici che hanno tre giorni di tempo (per vedersi con zì Menuzzo), altrimenti se ne devono andare tutti gli operari da sopra al cantiere».