I boss Edoardo Contini e Nicola Rullo

di Giancarlo Tommasone

Il blitz interforze scattato ieri ha inferto un colpo durissimo al cartello dell’Alleanza di Secondigliano. Centoventisei in totale le misure cautelari emesse, 86 i destinatari di quelle in carcere. Gli indagati, sono complessivamente 214. Tra i reati contestati, a vario titolo, figurano l’associazione mafiosa, il riciclaggio, il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, l’estorsione, il contrabbando, la rapina, la ricettazione. La consorteria formata dai clan Contini, Licciardi e Mallardo (operanti in una zona vastissima del capoluogo partenopeo e della provincia a nord di Napoli: Vasto, Arenaccia, Secondigliano e il comune di Giugliano), aveva rapporti privilegiati anche con la ’Ndrangheta, soprattutto per il traffico e lo spaccio di droga, in particolare di cocaina, che veniva importata dal Sud America attraverso le rotte olandesi. C’è da fare una premessa, le cosche sono legate tra loro anche da rapporti di parentela.

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Le sorelle Anna, Maria e Rita Aieta, sono le rispettive consorti di Francesco Mallardo, Edoardo Contini e Patrizio Bosti (che sono, dunque, cognati tra loro), vertici dell’organizzazione criminale. Riconosciuto il ruolo apicale delle tre donne, che secondo gli inquirenti, gestivano gli affari illeciti insieme a Maria Licciardi, sorella del defunto boss Gennaro, che è riuscita a sfuggire alla cattura. Fondamentale nell’inchiesta, l’attività di intelligence.

Anna Aieta e Maria Licciardi

Grazie a intercettazioni ambientali, telefoniche e a rilievi satellitari, le forze dell’ordine hanno ricostruito anche le fasi di un incontro avvenuto tra l’allora reggente del clan Contini, Antonio Aieta, e il latitante Nicola Rullo, considerato il braccio destro del padrino Edoardo Contini, alias ’o romano. Al summit prese parte anche Ettore Bosti (detto ’o russo), figlio di Patrizio. A gestire i rapporti tra il clan e Rullo, era il nipote di quest’ultimo, Pietro Cerbone (anche lui arrestato nel corso dell’operazione di ieri).

L’incontro a Ostia Antica tra il boss e il latitante

Fu proprio Cerbone, è riportato nell’ordinanza, «ad accompagnare a Ostia Antica (dove si nascondeva Rullo), Antonio Aieta e il nipote (di Aieta), Ettore Bosti». A fornire informazioni relative alla figura di Cerbone, e al suo presunto ruolo nel clan Contini sono i collaboratori di giustizia, tra questi Ciro De Magistris. Nel corso della deposizione resa il 18 ottobre 2013, De Magistris dichiara: «(Cerbone) lo chiamano Enzo ’o biondo. Quando non c’è Nicola Rullo, lui ne prende le veci come responsabile dell’Arenaccia. Ha sui 22-23 anni (…) A nome di Nicola Rullo questo giovane si prende la percentuale sui reati che gli altri fanno in quella zona (Arenaccia e dintorni)».

La pizzeria dove si riciclano i Rolex

«Ad esempio il padrone di una pizzeria, uomo di circa 40 anni di cui non ricordo il nome, è da sempre (e intendo dagli anni 1999-2000) un fiancheggiatore dei Contini e ricetta gli orologi Rolex e gli oggetti d’oro che gli portano i rapinatori della zona (notizia già anticipata da Stylo24 due anni fa). Ebbene, Enzo ’o biondo (Cerbone) va da lui a prendersi la parte che spetta a Rullo e per esso, ai Contini. (Cerbone) è venuto pure da me a prendersi le armi quando gli servivano (…) E l’ho visto spesso con Ettore Bosti. Va in giro sempre ben vestito, come Rullo».

Di Cerbone parla (il 15 febbraio del 2010) anche il pentito Vincenzo De Feo: «Quando lo zio era libero, stava con lui ed era stipendiato; non è stipendiato dal clan, tanto che si dedicava anche a rubare orologi con Manuel Brunetti, detto ’o chicco». Dunque, tornando al summit a Ostia Antica, avviene il 24 aprile del 2013. Inizialmente si doveva utilizzare una sola vettura, a bordo della quale, dovevano esserci Cerbone alla guida, e Aieta e Bosti come passeggeri. Solo che Ettore ’o russo fa tardi all’appuntamento ed è quindi costretto a raggiungere lo zio e Cerbone, nel frattempo già in viaggio, con la sua auto. Le due macchine proseguiranno la corsa fino alla meta stabilita. Interessante il particolare relativo al fatto che il telefono cellulare di Antonio Aieta, alle 12.45 del 24 aprile, aggancia la cella che si trova a Ostia Antica, in Via Arturo Evans. Nel raggio di copertura di detta cella c’è anche la zona in cui è ubicata la villa in cui si nasconde Rullo (Via Eduardo Gatti, 77/B). E’ lì che il 15 maggio del 2013, verrà localizzato e arrestato il latitante.

Patrizio Bosti

L’incontro dura circa quattro ore e mezza e si svolge presumibilmente dalle 13.01 alle 17.38, lasso di tempo in cui il cellulare di Aieta viene spento. All’epoca il Ros non aveva individuato le utenze di Bosti, ragion per cui non fu possibile ricavare il tracciato del suo cellulare. Il summit si svolge per discutere delle problematiche e degli affari relativi alla conduzione del clan Contini. Poi Cerbone e Aieta salgono a bordo di una vettura, Bosti torna indietro con la sua. Il fatto che i tre non siano all’interno di un’unica auto, è provato pure dal controllo che subiscono Cerbone e Aieta da parte di una pattuglia della Stradale, mentre stanno tornando a Napoli, e si trovano nei pressi del Grande raccordo anulare. La vettura è condotta da Cerbone, e l’unico passeggero è, appunto, Aieta.

Il soprannome del padrino crudele

La misura cautelare relativa all’ultima inchiesta, è stata notificata a Nicola Rullo, in carcere, dove è recluso per un altro reato. Classe 1970, considerato il braccio destro di Edoardo ’o romano, Rullo è conosciuto all’anagrafe di camorra come ’o ’nfamone (il grande infame). A spiegare il perché di tale soprannome, è il già citato collaboratore di giustizia, Ciro De Magistris, nel corso della deposizione datata 10 ottobre 2013. «Rullo è il braccio destro di Edoardo Contini ’o romano (…) Conosco benissimo Rullo dal 1994/1995; è lui a comandare all’Arenaccia. L’ho conosciuto attraverso Mimmo Festa, altro mio amico, affiliato al clan Contini (…) Già a quel tempo Rullo era capozona dei Contini. Anche Festa era quotato nel clan, ma Rullo era superiore perché era più violento. L’ho visto frustare delle persone, perciò lo chiamavano Nicola ’o ’nfamone. Anche io avevo paura quando mi mandava a chiamare: lui, se doveva punire qualcuno, lo convocava, con i suoi uomini lo chiudeva in un cortile, e lo legava per poi frustarlo. Mi ricordo che spesso ciò avveniva nel cortile di alcuni palazzi posti nella zona dell’ospedale Loreto Mare. Così puniva i suoi uomini che magari si comportavano male, o qualche giovane che aveva fatto qualche scippo che magari non doveva fare».

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